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domenica 24 giugno 2012

Neuro '12: SPAGNA-FRANCIA 2 - 0

(quarti di finale)

SPAGNA - FRANCIA 2 - 0
ovvero
NON C'ERO, E SE C'ERO NON MARCAVO, E SE NON MARCAVO BEVEVO

Non perdiamoci in chiacchiere, questa partita del cazzo me la son persa ieri sera, così l'ho vista stamattina, poco fa anzi, in replica, pur di scriverci qualcosa. Ma non c'è davvero nulla da dire.
La Spagna ha vinto perché è una squadra di calcio forte che ha giocato contro una riunione di condominio, la Francia. A parte la sensazione di mediocrità che pervade i francesi, è la loro indole disorganizzata e casuale che mette al riparo gli avversari da qualsiasi possibilità di subire. Ed io ne avevo pure parlato bene dopo la vittoria con l'Ucraina, demente me!
Ecco tutto. Xabi Alonso fa prima un gol di testa alla Bettega su assist di Jordi Alba "Parietti", imbeccato da un bacio con la lingua di Iniesta che gli mette una palla filtrante che solo a vederla mamma mia quanto sono scarsi Malouda, Thiago Motta e  Morfeo! Poi un film muto fatto di falli, spintoni, sguardi asessuati dei transalpini e Xavi che sparge vasellina sotto forma di coiti interrotti solo da contraccettivi d'emergenza come il portere Lloris.
Quindi rigore di Xabi Alonso, doppietta e vaffanculo. E allora forza Italia! Ma solo perché l'Inghilterra non ha un nero simpatico come SuperMario Balotelli.


(Ribery diventa Hulk)

mercoledì 20 giugno 2012

Neuro '12: SVEZIA-FRANCIA e INGHILTERRA-UCRAINA

(ultima giornata girone D)

SVEZIA - FRANCIA 2 - 0
INGHILTERRA - UCRAINA 1 - 0
ovvero
E' IMPORTANTE USCIRE DAL CAMPO A TESTA ALTA, TRANNE SE SEI L'ARBITRO DI PORTA

Non scriverò molto, perché se dovessi fare una classifica delle serate più noiose dall'inizio del torneo, quella di ieri sarebbe sicuramente una delle prime, se non proprio la capolista.
La Francia è vero non aveva granché da chiedere, a qualificazione praticamente certa, ma ha fatto di tutto e di più per meritarsi il secondo posto nel girone, nonché l'appellativo di squadra che si crede un po' sto cazzo. Dall'altra parte invece l'Ucraina ce l'ha messa tutta per far fuori l'Inghilterra, ma nonostante gli inglesi fossero molto più perforabili del blasone che portano dietro, i padroni di casa non ce l'hanno proprio fatta ad impensierire quel verbo coniugato male di Hart.
Primi tempi di una noia mortale su entrambi i canali. A Donetsk gli ucraini partono forte, poi si ricordano che Shevchenko è in panca mezzo infortunato, e capiscono subito che per loro non vi sarà alcuna speranza. Yarmolenko e Konoplyanka sulle fasce si danno da fare, ma fingere di arrivare sul fondo per poi accentrarsi e smaltire la furia d'attacco proprio lì dove l'Inghilterra ha schierato gran parte dei suoi convocati, beh non si dimostra un'idea vincente. Sulle tre quarti c'è Milevskiy che raccoglie l'eredità del più anonimo dei Mendieta, mentre là davanti Devic gioca solo perché ha pagato il campo.
La squadra di Noiamortale Hodgson si limita a respingere le sortite avversarie con il frontone di Lescott e il dinamismo di Cole, oltre a mostrare a tutti, attraverso Rooney, cosa non si deve fare con la propria cute dopo che si è bevuto un intero pub. A impostare qualcosina ci pensa Gerrard che conserva quel pudore tipico dei mediani, come Garmash e Tymoschuk dall'altra parte, che vorrebbero fare tutto, difendere e segnare. Ma purtroppo non è possibile. Rooney sbaglia di testa tutto solo, l'Ucraina non tira mai.
Intanto Francia e Svezia si interrogano sul buco dell'ozono e sulla somiglianza (purtroppo per loro solo fisica) di Alou Diarra con Patrick Viera. Si vedono Ribery e Toivonen, ma niente da scrivere. Ben Arfa si sveglia col doppio fischio dell'arbitro.
Secondo tempo. Gerrard dalla fascia destra, dopo un dribbling, mette dentro un cross anonimo che un liscio di Selin e una schifezza di Pyatov fanno diventare un assist al bacio per Rooney. Porta vuota, colpo di ciuffo finto e gol. Cambio canale, è finita.
E poi a Kiev c'è che Ibrahimovic si è inventato un gol della madonnasanta, con una mezza rovesciata che fa uscire i punti neri a Mexes. Gli svedesi esultano, sono ultimi ma con stile. Beati loro. Intanto a Donetsk entra Sheva, e l'Ucraina il gol lo farebbe pure: il tiro (naturalmente sbagliato) di Devic colpisce Hart e fa alzare la palla fino a sotto la traversa, quando interviene troppo tardi la gamba di Terry che con una rovesciata spazza il pallone e l'Ucraina via dall'Europeo. Ma il giudice di porta ha l'allergia. O almeno così pare, visto che non vede la rete. Platini, potevi metterci un piano bar dietro le porte a sto punto.
Nel frattempo la Francia prende anche il secondo gol, ma ormai non interessa più a nessuno (non che prima..), perché ciò che conta è che l'Inghilterra affronterà l'Italia in una partita che si presume condita di noia e calci.

(La simpatica esultanza del parrucchino di Rooney)

venerdì 15 giugno 2012

Neuro '12: UCRAINA - FRANCIA 0 - 2


UCRAINA - FRANCIA 0 - 2
ovvero
SOLO QUELLI DEL REAL NON SEGNANO

C'è stato un tempo in cui la Francia era una squadra noiosa e senz'anima, come una spugna secca, come un dado per il brodo andato a male. Quei tempi paiono essere ormai lontani, forse come è lontano Domenech, chissà.
Ieri i blues hanno dato prova di cazzutaggine nella sfida contro l'ostica Ucraina padrona di casa, nella vasca dello stadio di Donetsk, sommerso dalla pioggia. Ma non siamo in Italia, e la partita è rimandata semplicemente a un'ora dopo.
Inizio puntuale alle 19, e inizio puntuale dei galletti che macinano azioni su azioni grazie soprattutto alla vivacità dei suoi uomini d'attacco. Ad esempio Menez già nel primo tempo ne potrebbe segnare tre: una volta lo fa, ma gli viene annullato giustamente; quindi spara mediocremente sul bravo Pyatov un buon assist di Ribery intervallato da Karim "oguardacomesonofigo" Benzema; poi alza sopra la traversa un destro che gradirebbe miglior sorte. Nel mentre anche un altro ex romanista, Filippo Mexes, va vicinissimo al gol con un colpo di testa che il numero ucraino toglie dalla porta con la malvagità di un bidello.
Si va al secondo tempo che tu pensi: vabbè è chiaro, adesso toglie Menez. Se è giusto il modus prandelliano di umiliare ogni volta Balotelli perché non è abbastanza cattivo, anche se magari non stiamo giocando poi così male. Invece Blanc sa che chi è bravo e bravo, conserva in campo l'ex testa calda romanista, gli fa sprecare un'altra occasione davanti al guardasigilli ucraino, e finalmente ecco che arriva il meritato vantaggio francese a opera proprio di Menez, che finisce un'azione rifinita dal solito duo Ribery-Benzema.
Pochi secondi ed ecco che il mio secondo pupillo del torneo, il mediano del Newcastle Yohan Cabaye, si incunea a raccogliere un nuovo invito del pierre Karim "omavedichestrafigochesono" Benzema, e di sinistro trova l'angolino basso facendo passare la palla tra le gambe di una tavola di legno di nome Gusev. Ancora Cabaye poi potrebbe triplicare, ma la sua bella staffilata di controbalzo, di quelle che la palla salta così perfetta che non sei tu che decidi di tirare ma è lei che ti si vuol concedere, si stampa contro il palo alla sinistra di Pyatov.
Partita finita, nonostante il buon sangue dell'Ucraina, che già nel primo tempo e a inizio ripresa era andata vicino al gol con il riabilitato Shevchenko, stavolta però meno fortunato. Il divario tecnico coi francesi è però imbarazzante, e Yarmolenko e Konoplyanka potrebbero essere due ottimi ciclisti da cronometro, e nessuno noterebbe la differenza.
Ah, quasi mi dimenticavo: la Francia vince l'Europeo.

(Romantica passeggiata sotto la pioggia per Voronin e l'arbitro Kuipers: immagine che fa bene al calcio e alla prossima cazzata di Cecchi Paone)

lunedì 11 giugno 2012

Neuro '12: FRANCIA - INGHILTERRA 1 - 1


FRANCIA - INGHILTERRA
ovvero
TESORO, SAI MICA DOVE HO MESSO LE PALLE?

Beato chi non ha guardato questa partita. E bravo chi ha scommesso live sul pareggio. Si, perché già dopo i primi 10 minuti le due squadre davano l'impressione di volersi spartire la posta in palio. Doveva essere un Francia-Inghilterra dal sapore classico, quello di uno dei derby più affascinanti del vecchio continente; è stato invece il festival inglese dei lanci lunghi (facilitati dalle assenze di Rooney e Lampard) e dello sterile tichi-tacha dei ladri della Gioconda, tale da far annoiare persino un Luis Enrique fatto di LSD - per intenderci.
I transalpini si presentano con i favori del pronostico, forti anche di un undici in cui figurano i vari Nasri, Benzema, Ribery; gente esperta e competente, insomma. Hodgson, d'altro canto, può vantare di avere a disposizione l'unica rosa del torneo i cui i calciatori militano tutti nello stesso campionato, quello arabo.. (E comunque sticazzi).
C'è poca Inghilterra in campo e molta Italia: il signor Rizzoli, i suoi assistenti, la Gioconda e dieci uomini in maglia bianca che difendono dietro la linea del pallone. Di Matteo docet. E partita che si sbloccherà grazie a due episodi. Infatti: vantaggio inglese su palla inattiva, zuccata di Lescott sul piazzato di capitan Gerrard (sottotono) e dormita di Diarra e Lloris. Pareggio blues di Nasri, che batte il colpevole Hart con un rasoterra non irresistibile dalla media distanza. Tutto il resto è noia.
Osservazioni: Debuchy evidentemente fa la doccia con la moglie di Ribery. Il terzino del Lille è una spina nel fianco, spinge, si propone, chiama palla, si smarca bene, ma viene puntualmente ignorato dallo Scarface #7; l'Inghilterra dal canto suo ha un problema: troppi giovani promesse e poca esperienza. Oltre ai troppi negri. Parola di J. Terry.


(eccezionalmente, di Alfonso Russo)

(Fair play: Glen Johnson offre a Ribery un'altra mano, per coprire meglio la faccia)

giovedì 3 marzo 2011

ERIC, RE PER UNA NOTTE

E' l'11 luglio 2006.
E' da poco passata la mezzanotte, e nell'aria e nelle strade di Roma c'è solo e soltanto euforia. Da due giorni va avanti così, ed è plausibile quando succede di vincere una Coppa del Mondo. Ma stasera la bolgia è amplificata fino al delirio: i campioni sono tornati nella loro capitale; per mostrare alla folla il trofeo, per sentire e toccare l'esaltazione che suscita, per essere osannati come a nessun altro uomo potrebbe mai accadere per una vittoria di sport.
E' sempre l'11 luglio.
A poco più di mille km di distanza dalla città di papa Benedetto XVI e papa Totti I, negli stessi momenti in cui a Roma si prendeva a smaltire la sbornia di goduria destinata a durare parecchie settimane, nella città francese di Lione un ragazzo festeggiava amareggiato il suo 27esimo compleanno. Il suo nome è Eric Abidale con la sua nazionale aveva appena perso ai rigori la finale mondiale contro l'Italia di Marcello Lippi.

Eric Abidal ha una storia particolare: originario della Martinica, non cresce in uno dei tanti vivai eccellenti di Francia, ma muove i primi passi nel Lyon-La Duchère, squadra amatoriale dei sobborghi di Lione. Di qui passa al Monaco; due anni dopo va al Lille di Claude Puel, attuale tecnico del Lione, che nel 2004 cede Abidal allo stesso club del presidente Aulas, permettendogli così un ritorno nella sua città natale.
Nel 2007 il definitivo salto di qualità: per 15mln di euro Abidal passa al Barcellona allora guidato da Frank RijkardSpesso titolare, tra prestazioni ottime e altre meno buone il difensore francese si ritaglia uno spazio importante nel club blaugrana, con cui vince praticamente tutto a livello nazionale e internazionale.


Ma in mezzo a tutto ciò tornava a più riprese la solita questione: per qualcuno Abidal è sopravvalutato, e non meriterebbe certi palcoscenici.
Il 17 giugno 2008 a Zurigo la Francia gioca la terza ed ultima partita della fase a gironi del Campionato Europeo che si sta tenendo in Austria e Svizzera. Di fronte ai transalpini ancora l'Italia, ora di Donadoni. Partita decisiva, chi vince va avanti nella coppa.
Al minuto 24' Luca Toni sorprende la difesa della squadra di Domenech e si presenta solo davanti al portiere Coupet. Potrebbe segnare o forse no, nel dubbio Abidal lo stende. Rigore per l'Italia, ed espulsione del centrale difensivo dei galletti, che chiude il suo europeo solo un'ora prima dei compagni.
Ancora una delusione, ancora dubbi del popolo calcistico sulla qualità, espresse solo a tratti, dal difensore francese.
Ma i successi con il Barcellona stellare di Pep Guardiola mettono sempre più in buona luce anche Abidal. Il Barca subisce pochissimi gol e, tra i giganti catalani Piqué e Puyol, Eric si ritaglia uno spazio importante, uno di quelli su cui il mister può sempre contare, anche come centrale oltre che come terzino sinistro. Ed è soprattutto in questa stagione, all'età non più giovanissima di 32 anni, che Abidal sta mostrando appieno tutte le sue doti nel reparto arretrato.


Così quando si acquisisce sicurezza e si diventa pienamente consapevoli dei propri mezzi, si manifestano serate speciali come quella del 5 gennaio scorso, data del ritorno degli ottavi di finale di Coppa del Re.
A Bilbao il Barcellona deve assolutamente segnare, per rimediare allo 0-0 dell'andata al Camp Nou. Ma la Catedral del San Mamès è un ambiente ostico per chiunque, e l'Athletic si dimostra sempre una squadra temibile.
La partita è tiratissima. Nel secondo tempo c'è un corner per i padroni di casa, in area c'è il solito mucchio, e ad un tratto dagli spalti parte una monetina che colpisce Abidal vicino all'occhio. Il gesto lascia un segno sul volto del giocatore che, passato lo spavento, non dice una parola e continua a giocare.
E fa bene. Perché al 75' raccoglie una delle tante perle regalate da Leo Messi ai compagni e piazza un piattone che spacca la partita a favore dei catalani. E' un gol importante, ma soprattutto è il suo primo gol con la divisa blaugrana.


Abidal si ritaglia così la sua serata di grazia, cornice di un quadro che raccoglie le tante prestazioni importanti che sta collezionando quest'anno. E di mugolii sul suo conto pian piano se ne sentono sempre meno.
Merito del lavoro, della serietà di chi fa il suo dovere in silenzio, ma senza tirarsi mai indietro. Di chi per tutta la vita resta lontano dalle luci della ribalta, regalandosi solo per una volta una grande giornata da protagonista.
Proprio come succede a tante persone normali. Proprio com'è successo ad Eric Abidal.


(In questa foto Abidal mentre tenta, inutilmente, di far crescere il compagno Bojan Krkic)