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mercoledì 2 febbraio 2011

TORINO VAL BENE UNA CESSA - (SOTTOTITOLO: "CAPITEMI")

A pochi minuti dal suo esordio in bianconero nella gara di Palermo, rammento di pubblicare la lettera di commiato scritta da Alessandro Matri ai tifosi cagliaritani dopo l'ufficializzazione del suo trasferimento alla Juventus, avvenuto nelle ultimissime ore di questo mercato di gennaio.
Eccovi la commovente testimonianza:

"Capitemi. Il mondo del calcio è fatto anche di queste cose, non solo di soldi e di bella figa. E' fatto anche di scelte dolorose, di tradimenti improvvisi. Ma questo non significa che dobbiate giudicarmi male. Ci sta di pensare ai soldi, non sono mica san Francesco d'Assisi?! Poi voi avrete una pensione fra quarant'anni, io no! E se anche non l'avrete potrete sempre arrangiarvi, mentre io avrò più difficoltà essendomi abituato a standard di vita parecchio alti.

Capitemi. I quattro anni trascorsi a Cagliari sono e resteranno un passaggio fondamentale per la mia crescita calcistica e umana, ma a soli 26 anni rischiavo di ritrovarmi davvero troppo cresciuto! Con questa maturità a cosa avrei mai potuto aspirare nel mondo del calcio, se non ad essere stimato per una carriera onorabile?! Per voi è semplice nominare la maturità...ma qui se inizi a crescere finisci isolato, negli spogliatoi non riesci a parlare più con nessuno, gli altri giocatori ti evitano perché non ti capiscono E io volevo evitare tutto questo.
Capitemi. Dal punto di vista professionale è una scelta che non fa una grinza. Quando mi sarebbe più ricapitata l'offerta di una grande squadra qual è la Juve?! A giugno starete pensando voi, e forse avete ragione.

Ma come si può non andare a gennaio in una squadra allo sbando, attualmente persino fuori da un piazzamento in Europa League nonostante le ambizioni estive di scudetto, senza uno straccio di gioco, con una media infortuni da guerra civile, un ambiente in cui sta maturando aria di contestazione, e un finale di stagione che vede come massimo obiettivo raggiungibile il quarto posto, visto che son state già salutate sia le manifestazioni europee che la Coppa Italia?!

Capitemi. E poi il gessato mi ha sempre donato.

Il vostro Alessandro"

(Un tifoso del Cagliari che ha capito le ragioni di Matri)

martedì 1 febbraio 2011

IL MERCATO DI RIPARAZIONE, I PRIMI E UN PAREGGIO

Siamo a casa di una famiglia come tante, all'ora di pranzo. C'è la mamma che porta il piatto a tavola: bastoncini di pesce. Il marito un po' si stizzisce, ha fame e vorrebbe qualcosa di caldo e nutriente invece di quelle porcherie congelate. Ma la mogliettina gli rivela che aveva solo zucchine e patate, e che con queste non sa cucinare alcunché, quindi ha dovuto ripiegare sul congelato di riserva. Allora il papà, parecchio contrariato, da' del denaro al figlio e gentilmente gli chiede di andare alla tavola calda sotto casa, che tanto è sempre aperta, a prendergli un primo piatto sostanzioso e dignitoso.
Siamo al giorno dopo, sempre pranzo, sempre la stessa casa, sempre la stessa mamma che rifila davanti agli occhi del marito una bella portata di cordon bleu da ristorante in odore di fallimento. L'uomo di casa è quasi sconvolto, ma la dolce mogliettina non batte ciglio: è vero che il marito le aveva comprato un bel po' di pesce fresco già pulito, ma lei non lo sa cucinare, non gli viene bene. Ed ecco che ha preferito evitare. Intanto papà bestemmia in polacco e, mentre conta i santi del giorno, allunga un mano verso la sedia del figlio con dentro i soldi per il solito primo di quella tavola calda che fa orario continuato. Ma la sedia è vuota: il figlio è già alla cassa del locale a pagare. Lui ha bestemmiato scendendo le scale.

Ora riflettiamo: invece di continuare a buttar via soldi per pranzi sostitutivi, approfittando di una tavola calda senza limiti d'orario, per il papà non sarebbe forse meglio far aggiornare una volta per tutte la cara mamma su un menù minimo di primi piatti fatti di cibi essenziali?! O almeno di quei cibi di cui la stessa è circondata nelle dispense della cucina?!
Continuando a spendere per rimediare, grazie a un locale che fa le veci della cucina originale, non si da' poi adito alla mamma di ritenere che la presenza di quella tavola calda sia un ottimo alibi per la sua incapacità di arrangiarsi ai fornelli con ciò che ha a disposizione?!
Senza la protezione della tavola calda che aggiusta sempre tutto, la mamma non sarebbe forse più stimolata ad imparare a fare la spesa in base alle sue competenze e alle sue capacità culinarie?!

Siete d'accordo o avete comunque chiaro in testa il mio ragionamento? Bravi, mi rallegro. Adesso però dovete dirmi come avete fatto a non capire, sempre se non l'avete capito, che stavo parlando di calcioEra alquanto palese.
Per comprenderlo basta sostituire alla parola "mamma" il termine "allenatore", alla parola "papà" il titolo di "presidente", al nome "tavola calda" il sintagma "calcio-mercato di riparazione", al lemma "figlio" la voce "direttore sportivo in giro a elemosinare colpi di genio", quindi alla parola "bastonicini di pesce" la figurina dei giocatori della Juventus scesi in campo domenica sera a Torino contro l'Udinese. Ed ecco che il gioco è fatto.

Se tu fossi un buon allenatore cercheresti di cavare il meglio da quello che hai, e non t'aspetteresti uomini della provvidenza ma al massimo scelte oculate per migliorare meccanismi già rodati.
Se tu fossi un presidente serio non butteresti denaro, appena il mercato te lo permette, per scambiare figurine con altri presidenti idioti, sperando così che nella bagarre delle trattative i tifosi si scordino del fatto che a luglio, quando si doveva e si poteva fare un buon lavoro, si è lasciato spazio alle chiacchiere e alle copertine invece  di lavorare seriamente.
E sempre se tu fossi un presidente serio pretenderesti dal tuo allenatore il miglior lavoro possibile col materiale tecnico a disposizione. Perché a fare liste della spesa son bravi tutti, persino Mancini e Capello.

Ma se tutto ciò non fosse esistito, io oggi di cosa avrei scritto? Lo so: avrei scritto di quanto è stata brutta Milan-Lazio, la sfida tra la prima e la terza del nostro campionato. Un pareggio senza reti, scialbo e vuoto di contenuti come un commento di Galeazzi. Fortuna che c'è il mercato di gennaio allora..

(In questa foto Ranieri è così impegnato a invidiare gli acquisti di gennaio di Milan e Inter, che non si accorge della pallonata che sta per ricevere)

lunedì 24 gennaio 2011

CAZZI AMAURI

"Non gioco più, me ne vado. Non segno più, davvero.."
E' quello che avrebbe cantato Mina, se le avessero chiesto di dedicare una delle sue canzoni più celebri all'attaccante della Juve, Amauri Carvalho de Oliveira, conosciuto più che altro come Amauri, ma conosciuto soprattutto per essere l'attaccante, tra quelli delle più importanti squadre d'Europa, a cui manca da più tempo il gol in campionato.
Come lui solo il gigante svedese Gunnar Nordhal e il brasiliano, naturalizzato italiano, Josè Altafini. Ma i due sono in parte giustificati: uno è morto, l'altro è impegnato a dire cazzate su Sky.

Amauri era un promettentissimo ottimo attaccante. Ora si è trasformato in un fattore psicologico di conforto o sconforto a seconda che si è tifosi juventini o meno. "Oh cazzo no, gioca Amauri!...Ma chi è che manca?!", è la domanda che sorge spontanea tra gli appassionati bianconeri se lo si trova in formazione; e d'altro canto il popolo avversario, saputo della presenza in campo del mancato bomber italo-brasiliano, utilizza tutti i modi possibili per rintracciare il proprio allenatore e comunicargli del lieto evento per indurlo a schierare un difensore in meno.

Non era più giovanissimo (26 anni) quando si scoprì attaccante di buon livello con la maglia del Palermo. Era il 2006, era appena arrivato dal Chievo Verona (a cui aveva regalato 17 gol in tre stagioni) e nessuno si aspettava un exploit del genere da questo brasiliano (naturalizzato italiano) girovago portato in Italia dal Parma, e passato successivamente pure per Napoli, Piacenza, Empoli e Messina prima del succitato arrivo in veneto. Con i rosanero Amauri segna 23 reti in 52 partite di campionato. Una media importante, quasi un gol ogni due partite.

A giugno 2008 lo acquista la Juventus per 12mln di euro più il cartellino di Nocerino, la comproprietà di Lanzafameun maglioncino rubato direttamente dall'armadio di Marchionne e dieci paia d'occhiali della linea di Lapo Elkann. Valore complessivo dell'operazione: 22,8 mln di euro (2 milioni e 800 solo per il maglione e gli occhiali).
Zamparini fa una bella plusvalenza di circa 20 milioni, a ennesima riprova che a fare calcio i presidenti ci rimettono soltanto. E la Juve scopre che ci si mette poco ad arrivare da un gol ogni due partite a un gol ogni due legislature.
Nel primo campionato juventino parte bene, ma smette di segnare a febbraio: 12 gol. La stagione successiva si riduce a 4 gol nel mese di ottobre ed un altro, l'ultimo, sempre a febbraio. In questo primo scorcio di stagione, se non fosse stato per l'inutile generosità di quell'Europa League che si limita a dare un'apparente ufficialità a improbabili amichevoli estive con comitive di semi-professionisti, avremmo fatto davvero fatica a ricordare il ruolo di questo ex attaccante scomparso.

Forse quel famoso spot, in cui accusava un certo senso di smarrimento dopo il precoce ritorno da una favolosa crociera, non era tutta finzione.
Forse era proprio questo il senso, il senso del suo vagare sbracciando e strattonando avversari; forse davvero ci si deve sentire alla fine un po' male.
Forse alla fine di questa triste storia (l'avete capito che sto copiando "Sally" di Vasco Rossi per spudorata penuria di idee, si!?) qualcuno troverà il coraggio di dire ad Amauri che prima della fine del mercato di gennaio dovrebbe proporsi al Cesena.
Così facendo la Juve non sarà più costretta a schierarlo solo dopo aver chiesto anche a Padovano e Ravanelli la disponibilità di tornare a giocare; il Cesena potrà mettere da parte Igor Budan e aspettare che il centravanti croato riprenda a muoversi come ci si aspetterebbe da una persona che non è dichiarata invalida; e Amauri forse riuscirà a tornare il buon attaccante che era, mettendo da parte irreali sogni di gloria.

Altrimenti temo che dovrà giocare molte altre partite nelle stesse condizioni in cui ha giocato ieri contro la Sampdoria: mascherato. Ma solo per non farsi riconoscere.

(Il portiere avversario che si prepara a sventare un attacco di Amauri)

giovedì 20 gennaio 2011

LE TRATTATIVE CHE IL TUO QUOTIDIANO NON TI FAREBBE MAI LEGGERE

Andrea Barzagli - Trentenne difensore centrale e campione mondiale nel 2006 in Germania, nazione in cui si è poi trasferito (nelle fila del Wolfsburg) per dimostrare quanto fosse stata casuale la vittoria del titolo da parte degli azzurri. Barzagli vuole la Juventus. Ma dalla Juve l'han mandato a cagare: "Siamo a posto così, ci basta Legrottaglie. Anche perché il Vaticano paga 8 euro per ogni minuto che lo teniamo in campo."

Alexis Sanchez - "El Nino Maravilla" dell'Udinese, seconda punta veloce e di gran classe, si candida ad essere uno dei campioni del prossimo decennio calcistico, oltre che l'ennesima enorme plusvalenza di Giampaolo Pozzo (che lo acquistò per 2mln di euro). Sul 22enne attaccante cileno ci sono Inter, Chelsea e Verona. Ma quest'ultima trattativa è ostacolata dal sindaco Flavio Tosi, che teme accampamenti indios nel cuore della città.

Adriano - E' svanita poche ora fa un'importante trattativa che avrebbe portato il centravanti brasiliano della Roma alla corte di José Mourinho. Si sa quanto il tecnico portoghese del Real Madrid desiderasse una nuova punta in seguito all'infortunio occorso a Gonzalo Higuaìn, e proprio l'attaccante della Roma era stato individuato dallo "special one" come l'uomo giusto per rinforzare il reparto offensivo.
A far saltare l'affare è stata però la dirigenza madrilena dopo che Adriano, reo di aver saltato l'ultimo test prima della firma del contratto, ha giustificato la sua assenza con un certificato che parlava di "indagini diagnostiche su anoressia e disturbi del cibo".

Pep Guardiola - L'Inter resta alla finestra in attesa di sviluppi sulla questione del contratto (in scadenza il prossimo giugno) che lega Guardiola e il club (o "més que un club") blaugrana, attuale padrone del calcio mondiale. In caso di mancato rinnovo col Barcellona, Massimo Moratti sarebbe pronto a fiondarsi sul giovane e già titolato allenatore catalano.
Ma i nerazzurri di Milano guardano con attenzione anche i movimenti del mai dimenticato Mourinho, che pare in rotta con il Real Madrid (forse perché ha capito che contro questo Barcellona le sue speranze di vincere sono le stesse che ha il Bologna nel campionato italiano..) e tornerebbe di corsa dal presidente con cui ha vinto quasi tutto. E con un Leonardo che  sta conquistando solo elogi in quest'inizio di esperienza interista, ambienti vicini al presidente sussurrano di una stravagante possibilità: Guardiola allenatore; Leonardo direttore tecnico; Mourinho regista, autore e conduttore ad "Inter Channel".
D'altronde si sa che quell'anima pia di Moratti non ha problemi ad avere più allenatori sotto contratto.

(La faccia perplessa di Moratti quando cercava di chiamare il designatore Paolo Bergamo, trovava occupato, e capiva che Moggi l'aveva di nuovo fottuto sul tempo.)