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mercoledì 25 giugno 2014

WarCup '14: ITALIA-URUGUAY 0-1

ITALIA-URUGUAY 0-1
ovvero
LA MIA LIBERTA' INIZIA DOVE FINISCE IL TUO MONDIALE

Mi manca.
Mi manca poter immaginare come sarebbe stato se quella magica traiettoria di Roberto Baggio fosse entrata, invece di superare zoccola e infida l'incrocio dei pali di quel portatore sano di culo che era Barhez.
Mi manca poter fingere di ricordarmi dove avrebbero portato me, ancora piccolo bimbo già ipnotizzato da quella palla presa a calci sul verde, se quel cervo di Zenga non avesse scambiato Caniggia per Heather Parisi, provando ad abbracciarlo invece di prendere quella palla poi finita nel sacco, e addio Olimpico, addio finalissima.
Mi manca poter maledire la traversa di Di Biagio, ancora contro Barthez, contro la Francia nello stadio di Francia.
Mi manca poter sognare quella finale del '70 all'Azteca di Città del Messico giocata con un giorno in più di riposo, anche se di fronte avremmo avuto sempre e comunque il Brasile più forte di sempre, forse la squadra più forte di sempre.
Mi manca poter ipotizzare cosa avrei fatto nelle estati argentine del '78, se Zoff avesse visto almeno uno dei quattro tiri partiti da distanze siderali che ci costrinsero al quarto posto.
Mi manca poter inventare un'altra difesa azzurra rispetto a quella che nel 2002 trasformò i sudcoreani in spietati animali d'area, contemporaneamente alle furbate di quello stupido maiale di Byron Moreno.
Mi manca poter pensare alle lacrime scese dopo che ancora lui, il Divin Codino, Roberto, il giocatore italiano più forte degli ultimi cinquant'anni, calciò l'ultimo infame rigore di Los Angeles del 1994, lì dove solo le gambe martoriate di un campione immenso potevano riuscire.
Mi manca poter pensare a quando la responsabilità delle sconfitte dell'Italia erano le giocate dei giocatori dell'Italia, le scelte, le sfortune, la mancanza di coraggio, gli errori, il destino.
Non la penuria, di sentimenti e movimenti. Non l'alibi continuato tanto da farlo pensare premeditato. Non l'assenza evidente di una tensione agguerrita, ostinata, lucidamente violenta.
Facciamo schifo. Due parole, non mezza di più, due semplici parole per dire una cosa sola: che mi manca quando in Italia il calcio prima si viveva, poi si giocava, e solo alla fine si guardava.


"Sentiamo puzza di cessi,
sono Muslera e Gargano,
bastardo uruguaianoo!
Bastardo uruguaianoo!"

sabato 21 giugno 2014

WarCup '14: ITALIA-COSTA RICA 0-1

ITALIA-COSTA RICA 0-1
ovvero
CHI TROVA UN AMICO, E PERCHÉ L'HA PERSO CHIELLINI

Venerdì 20 giugno non si è giocata nessuna partita. Né a Recife, né in nessun altro luogo del mondo e d cui mi interessi avere conoscenza.
Non si è giocata, è inutile proviate a raccontarmi il contrario: perché l'Italia non è squadra che può perdere con il Costa Rica ai Mondiali dopo aver battuto l'Inghilterra.
Non si è mai giocata perché non credo a sta cosa che c'era in porta Buffon quando nella prima partita uno dei migliori in campo era stato proprio il suo sostituto Sirigu, più giovane, reattivo e attento in un reparto già disastrato dopo l'infortunio di Baresi contro la Norvegia.

Non c'è mai stata alcuna partita perché è impossibile che, pur non avendo segnato, al Costa Rica abbiamo fatto un solo tiro in porta nel primo tempo e due nel secondo tempo: e che cazzo, neanche il Bologna di Ballardini dopo la cessione di Diamanti e con Moscardelli obbligatoriamente in campo per finire il book fotografico di qualcuna delle sue infinite puttanate social!

Non si è vista, in Brasile, nessuna sfida con i costaricani, che al netto di essere stati presentati dai giornalisti sportivi italiani come una sorta di baby-gang prestata al calcio, sono pur sempre un popolo per bene senza un esercito e senza un governo Renzi-Alfano, quindi non avrebbero mai accettato di presentarsi allo stadio senza prima avvisare gli azzurri che si sarebbe giocato.

No. dai, non è possibile che vi sia stata una seconda partita dell'Italia nella Coppa del Mondo senza che io ne sapessi nulla; e non posso credere cazzo alla storia del Costa Rica che tiene il pallino del gioco mentre noi corriamo per il campo all'una e mezza del pomeriggio sotto il sole, quando nella realtà, al massimo, può succedere il contrario: noi con Pirlo-Thiago Motta-De Rossi facciamo girare la palla, mentre quei zozzoni corrono a menare mazzate, si fanno ammonire e si scoprono così da farsi bucare in profondità.

Non resisto alla balla del nostro numero 1 che resta inchiodato su un cross intercettato pure dalla sezione orari del sito di Trenitalia, mentre tale Bryan Ruiz, anonimo funambolo di squadre anonime come Fulham e Psv, viene dimenticato da Chiellini che purtroppo non dimentica mai di presentarsi ai ritiri della Nazionale.

E non posso immaginare, scusatemi, che vi sia stata una sfida in cui, per recuperare lo svantaggio di 1-0, il nostro esperto mister Prandelli abbia deciso di rimuovere il centrocampo, sostituendo quelli che servono a fare il gioco (che poi serve a segnare) con una serie di mezzi attaccanti abbandonati casualmente in avanti, lì dove la palla semplicemente non è mai arrivata.
Perché posso pure decidere di non cucinare; ma se ho fame e, invece di raggiungere il telefono o la porta di casa per uscire, continuo a restare steso sul divano a vedere Giorgino che dirige il Tg1 in giacca e mutande, poi non posso imputare al mio stomaco di non essersi saziato, o al mio cervello di essere pigro. Sono io che sono stronzo.
Ma Italia-Costa Rica non si è mai giocata, quindi è tutto ok.


"E mica l'avevo mai vista la posizione del costaricano..."

lunedì 16 giugno 2014

WarCup '14: INGHILTERRA-ITALIA 1-2

INGHILTERRA-ITALIA 1-2
ovvero
ESSERE IN RITARDO NON È SEMPRE UN MALE

In incolpevole ritardo, così fioriscono tante liete sorprese. Come il gol decisivo di un Balotelli esultante per la Italia, a quasi due anni di distanza dalla doppietta spacca-Germania della semifinale degli Europei: a chi è importato, mentre il testone di Super Mario spingeva il pallone e Harte dentro la porta inglese, di tutte le inutili polemiche sulla vita del campione "che non esploderà mai"? Vi ha cambiato forse l'esistenza che sia successo oggi e non tre mesi fa? Vi aiuterebbe tanto vederlo vincere il Pallone d'Oro o essere amato dal mondo del calcio? Dubito, come dubito che non abbiate esultato di gioia al suo gol (esclusi a priori i bastian contrari, gli anti-calcio e i fondamentalisti di qualcosa che adesso mi sfugge).

In incolpevole ritardo, come Paletta, che certo avrebbe dovuto e potuto fare meglio il mestiere per cui è pagato (e per il quale avrebbe il dovere di rivolgersi a un parrucchiere più onesto), ma all'atto pratico cosa sarebbe stata la partita senza il pareggio di Sturridge? Voi lo sapete? Io no, ma un po' la conosco l'Italia, che a gestire vantaggi e ampie distese di tranquillità non è poi così brava, e allora ringrazio il Gabriel nuovo nazionale che ha dato ai suoi compagni un motivo per iniziare il secondo tempo con il giusto pepe al culo.

In incolpevole ritardo, anzi in fortunatissimo ritardo come Candreva, che alla sua partita di corse e calci sensati ha aggiunto la preziosità del cross per lo stacco vincente di Balo, aspettando che l'attaccante del Milan si piazzasse, e quindi non buttando subito una pallaccia al centro dell'area, ma temporeggiando, guardando lì dove i difensori inglesi non si erano ricordati potesse esserci vita, e piazzando sul forte nero d'Italia un regalo che, se fosse arrivato da un Beckham qualunque, avremmo ancora distese di replay ad occuparci le tv.

In incolpevole ritardo, miracolosa attesa, divino uso del tempo: come la giocata di Andrea Pirlo, che non merita altro che definizioni con termini rubati alla sfera della megalomania, perché grazie a dio sono ancora pochi i giocatori che sanno guardare dietro come voi non guarderete mai nemmeno davanti. E se quella finta ha spalancato le porte del regno dei gol a Marchisio, è altrettanto vero che se il centrocampista torinese fosse stato più pronto, più presente, più vicino al suo compagno juventino, magari adesso parleremmo di un'azione stoppata facilmente dall'Inghilterra a ridosso dell'area, dove il lungo stop del numero 8 di Prandelli avrebbe speso i suoi ultimi respiri.
Invece, alla fine, è andato tutto bene. In incolpevole ritardo, come questo post.


"Allora, lo senti comodo sto 44?"

domenica 1 luglio 2012

Neuro '12: GRAN FINALE e UN LIEVE ACCENNO SU SPAGNA-ITALIA

(finale)

SPAGNA - ITALIA 4 - 0
ovvero
LA VIA PER IL PARADISO E' LASTRICATA DI THIAGO MOTTA

Se dovessi usare un'ora dalla mia vita in questa domenica notte, ormai lunedì di inizio luglio, di certo non la spenderei per raccontarvi come si è sviluppata la batosta inflitta dalle furie rosse agli azzurri; né tanto meno mi imbarcherei in una disamina delle cause della sconfitta, anche perché tanto è colpa di Prandelli che ha convocato 23 giocatori solo perché costretto, visto che ad alcuni non ha neanche mai fatto scrivere il nome dietro la maglia tanto era sicuro che non avrebbero mai messo piede in campo.


Mi piacerebbe raccontarvi di questo Europeo, di come è cambiato il calcio, di come sono cambiato io per il calcio e di come sta malattia riesce ancora a toccarmi quelle corde nel profondo che fin ora solo la torta millesfoglie, Corrado Guzzanti e il video di Pamela Anderson e Tommy Lee avevano stimolato.
Mi piacerebbe descrivervi cosa diventa questa virus mentre cambiano le persone attorno a te, mentre cambi i posti e le amicizie, mentre allestisci scenari, coltivi follie e apparecchi passioni; mi piacerebbe farvi capire chi è quello che aspetta Inghilterra-Ucraina anche se sa le tante probabilità che ha di andare incontro a un pugno di noia nell'occhio; mi piacerebbe disegnarvi un quadro più o meno preciso della distensione muscolare che ti penetra quando le squadre scendono in campo, e tutte le paure e i buchi neri, le porcherie e i "matunonceri", i drammi finti e quelli veri, le responsabilità e i padri severi si diluiscono in una sostanza che ti anestetizza l'organismo, dandogli la possibilità di rifiatare.
E sai che prima o poi finirà, ma non te ne importa una minchia. Perché un tiro sfoga la frustrazione, una cross rappresenta, una veronica accresce l'autostima, una parata regala certezze, un gol conferma che ne vale sempre la pena, e un liscio poi consola come il più falso e buono degli amici: anche tu, se solo avessi voluto, ce l'avresti fatta. Ma nella vita serve pure la fortuna..


Sarebbe proprio il massimo se riuscissi a chiarirvi quanto è appagante condividere qualsiasi giocata con i vostri stronzi amici, seduti lì accanto, pronti a fare gli allenatori, gli ultrà, i commentatori, i cabarettisti, gli ex in cerca di un'ultima possibilità; o semplicemente gli spettatori.
Sarebbe straordinario se potessi decifrarvi cosa mi passa nella testa quando vorrebbero spiegarmi che non ha alcun senso esaltarsi per "undici cristiani in mutande che corrono appresso a una palla". Ed io non so argomentare nulla, perché la mia unica argomentazione sono io e la prossima partita che vedrò. Anche da solo, senza per forza coinvolgere nessuno. Al massimo scrivendoci poi due righe su.
Come ho fatto in questo mese. Per raccontarvi di questo Europeo, di come è cambiato il calcio, e di come sono cambiato io. Forse in peggio, sicuramente meglio del calcio.


Ma le trasformazioni o si piangono, o si raccontano. E a me piace molto scrivere. L'avrete capito, anche se non vi ho parlato della finale di questi Europei, della vittoriosa Spagna, e della probabile fine di un'era.
Per ora è sicura solo la fine di questa rubrica, e tanto mi basta. Buona estate e buona crisi.



(Alla fine l'avete visto ridere e piangere: siete contenti ora, cari giornalisti e commentatori? La vostra vita sessuale è migliorata? Vi hanno alzato lo stipendio? Non pagate più l'Imu? Quando la finirete di rompere il cazzo con ste boiate?)

giovedì 28 giugno 2012

Neuro '12: GERMANIA-ITALIA e LA BANALITA' DELLA STORIA

(semifinali)

GERMANIA - ITALIA 1 - 2
ovvero
NON SIAMO NOI I VINCENTI, SONO LORO CHE SONO PERDENTI

Italiani popolo di dementi. Gente senza futuro, e senza fine mese, si è mobilitata tra salotti e piazze per assistere e celebrare la possibilità di battere i tedeschi e regalarsi per l'ennesima volta la finale di un trofeo prestigioso come il Campionato europeo di calcio. Italiani, drogati di euforia finta e dannosa più di un tiro di coca tagliata male.
Italiani, date retta a sto coglione che scrive: festeggiate! Godete, ridete e cantate. Se vi frega, è chiaro. Sennò state a casa, andate al cinema, scopate, curate le piante, tagliatevi le vene, qualsiasi cosa; qualsiasi cosa, ma non date lezioni di moralità a chi si permette di essere felice per una vittoria sportiva. Non abusate della voglia degli altri di darvi retta, non strumentalizzate il dolore per un bieco tornaconto di coscienza che vi sarà riconosciuto solo momentaneamente, ma di cui in realtà non frega un cazzo a nessuno. Perché a nessuno fotte di voi e dei vostri punti di vista da segugi dell'intelletto; gli uomini campano anche di sensazioni ed emozioni condivise, e stasera il calciofilo italiano ha avuto quello che si meritava. Ed è giusto che si trastulli. Stop. La premessa era d'ordinanza, e ho voluto dedicarla a voi perché mi fate pena. Perché io mi farei pena se godessi nello screditare gli entusiasmi altrui. Stop, stavolta davvero: qui si parla di calcio. E di banalità.


Come la superiorità dell'Italia sulla Germania, a tratti di una semplicità inenarrabile. Come è banale il fatto che chi si ricorda di segnare, molto spesso poi alla fine vince. Come mi sembra banale adesso che quasi all'inizio della partita ammetto a me stesso, e solo a me stesso perché almeno se mi dico una cazzata poi lo so soltanto io, che forse stasera la Germania la battiamo nei 90minuti così senza troppe storie, come è d'altronde legale vincere le partite senza dover ricorrere per forza alla storia, all'epica, al racconto che stabilisce almeno tre ore di gioco e colpi di scena da sfibrare anche il cuore più tonico.
I tedeschi oltretutto partono forte; cioè arrivano dalle parti di Buffon e fanno caciara. Il nostro numero uno pare deciso a voler mettere subito la partita in salita, per favorire la giusta tensione nei suoi compagni: così prima esce in aria a cercare nespole favorendo il colpo di testa di Hummels, salvato miracolosamente sulla linea da un globulo bianco di nome Pirlo; poi respinge un cross di Boateng sui piedi del povero Barzagli, facendogli rischiare a lui un'autorete e a noi la scomunica definitiva.
Poi c'è quel doppio infisso di Balzaretti che salva un gol sicuro di Podolski con una chiusura che vale un rigore parato, e poi c'è Kroos che saggia i pugni di Buffon, e poi.. BUM!


All'improvviso, su quella fascia destra tedesca che fa sembrare Cassano una specie di Marc Overmars dei bei tempi, il barese scherza il solito crucco acquisito Boateng e un altro capellone senza gloria, e col sinistro pennella una palla che pare l'avance di un'attrice porno. O almeno così la vede Balotelli, visto che non se la lascia sfuggire; mentre Badstuber invece resta a parlare al telefono con la mamma, che non sentiva da tanto. 1a0 per noi.
Khedira cerca immediatamente il pareggio con un destro al volo che si crede Gullit, ma trova buoni riflessi di Buffon, che al netto della retorica stucchevole e del suo essere fascista, resta un gran bel portiere. I teutoni allora riprendono vigore, si calano di nuovo sulle nostre circoscrizioni, e così all'improvviso, quasi come per la suonata di campanello di un testimone di geova, ecco che si ritrovano inculati nuovamente. E se alla prima avevano provato un pochettino di piacere inconscio, sta volta fa male e basta.
Succede che Montolivo, casuale portatore di piedi educati, non sa che fare della palla, e da una ventina di metri dietro la metà campo si inventa un lancio al pompino per Balotelli che non è in fuorigioco. SuperMario scappa da solo verso la porta di Neuer, e appena all'ingresso dell'area di rigore gli toglie la smorfia di perfezione con un collo destro di piombo e cemento. 2a0 per lui.


Non crediamo ai nostri occhi, fortunati di non dover credere alle nostre orecchie perché la telecronaca non la ascoltiamo granché. Il secondo tempo arriva con le giuste credenziali di sofferenza. I bianchi di Loew si scagliano anima, corpo e gel nella nostra metà campo, causandoci ripiegamenti a strafottere e interventi al limite. Ma i quattro dietro, compreso Bonucci che non ho ancora nominato, spalano la merda come se avessero sempre vissuto in un porcile. Con una tranquillità ai limiti dell'eleganza.
A centrocampo Pirlo fa il telecomando del giocattolo, e De Rossi e Marchisio sono due batterie inesauribili. Lo juventino poi avrebbe pure l'opportunità di triplicare in un paio d'occasioni (come pure Di Natale e Diamanti, entrati al posto di Balotelli e Cassano), ma la lucidità non si compra di certo per strada a Varsavia. Però si comprano ottimi infarti. Così, dopo tanto predominio sterile dei metricubi arretrati, ecco un innocente fallo di mano di Balzaretti trasformarsi in un rigore che Ozil realizza svegliandosi, e riprendendo subito dopo a dormire dall'altro lato.
2a1 a due minuti dalla fine. Niente per un cronometro, una vita per noi che guardiamo. Con Neuer che lascia anche la porta sguarnita e si esibisce in colpi di testa, rinvii e lanci millimetrici tutti finiti nel nulla. Così alla fine, quando nel clamore generale l'arbitro fischia addirittura la fine, noi stupiti ci lasciamo andare a sospiri di sollievo e divertenti lanci di bottiglie di vetro contro dei ragazzi tedeschi nel frattempo impalati.
Abbiamo vinto, e ce lo siamo meritati cazzo! Siamo felici, lo ammetto. Ma il calcio è uno sport, e nello sport si vince e si esulta. Anche se fuori c'è la crisi. Anche se dentro sai che non durerà poi così a lungo. 

(Tifose tedesche sconsolate: al pub avevano finito la doppio malto)

lunedì 25 giugno 2012

Neuro '12: di INGHILTERRA-ITALIA, DI CANZONI E DELLA SERA

(quarti di finale)

INGHILTERRA - ITALIA 2 - 4 (dopo i rigori)
ovvero
IL CALCIO E' L'OPPIO DEI POPOLI. ED IO VORREI FUMARE PIRLO.

Recupero le forze, qualche idea nascosta tra un velato sudore e la convinzione di star facendo una cosa inutile, che in tanti hanno già fatto o stanno facendo, e che mi occupa tempo che potrei dedicare alla tesi, o al mio compleanno che è oggi, o alle primarie del Pd, o al porno di Sara Tommasi, o a dormire.
Non c'è nulla che tutto il mondo non abbia già provato a raccontarvi. Nulla, tranne le cose che ho vissuto io ieri in prima persona, ad esempio mentre De Rossi prendeva il palo con un sinistro al volo che di solito è il preambolo a una partita dove va tutto storto, ed io ero fuori a una sorta di "Spizzico" giapponese, e sono entrato a fingere di fare la fila per vedere il replay, intanto che le urla facevano dire ai passanti: "si sarà spenta qualche tv". Si, bella spiegazione.


"LE RAGAZZE CON CUI ESCO HANNO TUTTE UN INCUBO NEL CASSETTO".
Cantano dal palco, eh si perché intanto siamo entrati al concerto. Gente a cui interessa la partita, gente a cui strasbatte dell'Italia, gente che non sa cosa scegliere, e poi noi: un occhio all'orecchio, e uno alla botte, che per l'occasione è un maxischermo. Così facciamo in tempo a vedere, nell'ordine: prima Balotelli che arriva davanti ad Huckleberry Hart, ma si fa rimontare da Terry che non detiene il record sui 110 ostacoli neanche alle Olimpiadi del cortile di casa sua; poi Balotelli che entra in area con una palla a mezza altezza e la tira addosso ad Hart perché sono amici e si divertono così quando sono nudi nella hall del loro bordello di fiducia; quindi Balotelli che, servito da un colpo di testa che non ti aspetti di Antonio Milza Cassano, a due metri dalla porta riesce a non segnare e incazzarsi comunque molto bene con se stesso.


"CI SARA' POSTO PER LA MIA BIOGRAFIA FUORI DAI LIBRI DI PSICHIATRIA".
L'attenzione per il concerto c'è, qualche bestemmia del cantante pure, solo l'Inghilterra c'è un po' meno a quanto pare. A far fare bella figura a questa Italia ce ne vuole, e se è vero che non ci muoviamo bene in campo, loro comunque sembrano il vestito elegante di un defunto. E il defunto è Hodgson, soltanto ancora non lo sa. Il secondo tempo è un'altra frazione di maledizioni, a maggior ragione perché riusciamo a vederlo tutto. Al 5' o 6' minuto, non ricordo di preciso, ecco la scossa che decide la partita, che cambia tutta la serata: mettono l'audio al maxischermo. La voce di Dossena esordisce subito con un "Non dobbiamo scherzare col fuoco" degno dei peggiori discorsi alla nazione di Cossiga. Io mi gratto, Prandelli pure si tocca le parti intime, Barzagli fa lo stesso con quelle di Bonucci, Rooney si gratta il parrucchino ma solo perché gli da' fastidio, Hodgson si gratta il naso per togliersi una caccola del 1995, e in tutto questo De Rossi sguazza come un'ape tra le pozzanghere inglesi e solo a tre metri dalla porta manca il gol svirgolando il sinistro.
Balotelli si offende e dimostra di non essere da meno: ottimo stop, e di nuovo tiro formato scoreggia a far fare bella figura al portiere inglese nipote degli attori di Trainspotting. Ma ecco che sulla ribattuta si avventa come un falco Montolivo in pigiama, che cerca di segnare con uno dei suoi colpi migliori: usando un cuscino.
Niente. Intanto stanchezza e cambi prendono il sopravvento sul gioco e sulle wags, esce Cassano per Diamanti, esce De Rossi per Nocerino, ed esce la mia speranza ed entra Maggio. Poi Rooney ci prova con una rovesciata su sponda di Lungomare Carroll, ma la palla finisce alta.



"SE IO FOSSI BUIO COME IL SOLE MA PERCHE' MAI DOVREI IO ABBEVERARE CON IL MIO SPLENDORE IL VENTRE DIMAGRATO DELLA TERRA".
Iniziano i supplementari , e riprende il concerto. Il cantante avrebbe da ridire: "il calcio è cambiato, non è più quello di vent'anni fa". Si ok sono d'accordo con te, ma neanche i cartoni animati, i professori universitari e le gomme da masticare sono più le stesse, ognuno ha avuto quel che non si meritava. E comunque è tornato il muto, e la maggior parte della gente segue il concerto. Anche Hart, che non si accorge di un tiro cross sbagliato di Diamanti e accompagna la palla fuori mentre la palla non lo caga proprio e va invece sul palo. Perché Hart puzza. Finisce il primo tempo supplementare.


"E' COLPA MIA SE SIAMO DIVENTATI INDIFFERENTI, PIU' POVERI PIU' TRISTI E MENO INTELLIGENTI, PERCHE' NON MI CURO DELLE TUE SPERANZE".
Secondo tempo. Ancora si gioca, e ancora si canta. Nocerino, che già stava segnando un gol strafigo, ne fa uno buono che poi tanto buono non è perché è in fuorigioco. Ok non si capisce più nulla, c'è solo la resa all'ennesimo capitolo Italia-Sfiga ai rigori! In tutto questo il cantante dal palco inizia a tirarci un pacco un po' retorico sulle multinazionali del petrolio. Tutto giusto, ma forse nel momento sbagliato, o quantomeno in quello di minore attenzione? Fatto sta che si svolge lo sguardo ai rigori. E lì è la fine, e poi di nuovo l'inizio.
Balotelli c'è, condito dal solito patema d'animo; Montolivo si caga subito fuori dal pannolino, poi segna Rooney, andiamo sotto; Pirlo allora decide che per essere il più grande devi fare quello che gli altri non fanno, disegna un pallonetto lì dove il portiere potrebbe essere ma non è, e poco dopo Ashley Young si decide a spaccare la traversa, siamo di nuovo pari; gol di Nocerino; continua la guerra degli Ashley, con Cole che si finge Michele Serena e tira una caghetta dove arriva persino Buffon, cazzo siamo in vantaggio!


"AVREI VOLUTO DIRTI TANTE COSE, SOLO CHE LA PIU' IMPORTANTE NON ME LA RICORDO PIU' ".
Diamanti sul dischetto. Cioè adesso so che è Diamanti, ma durante il concerto, senza audio tv, e sommerso tra teste, non potevo capire nulla. Tranne che ad un certo punto la palla entra, e l'Inghilterra calcisticamente e fondamentalmente suca. Sono abbracciato agli sconosciuti d'ordinanza, che non mi permettono di raggiungere i miei amici. Illusi e contenti, abbiamo guardato sempre dall'altra parte, e continueremo a farlo quando ne varrà la pena. In fondo l'Italia ha vinto, nonostante Maggio.



(In questa foto la tipica sobrietà della democrazia)

martedì 19 giugno 2012

Neuro '12: ITALIA-IRLANDA E QUELL'ALTRA PARTITA CHE NESSUNO HA VISTO

(ultima giornata girone C)

ITALIA - IRLANDA 2 - 0
CROAZIA - SPAGNA 0 - 1
ovvero
SQUADRA CHE ANNOIA NON SI CAMBIA

Veniamo subito al dunque, senza troppi giri di parole: abbiamo passato il turno, ma quanto facciamo schifo? L'Irlanda sarebbe uscita certamente in maniera onorevole dall'Europeo, a prescindere dal risultato, ma solo con l'Italia ha potuto simulare un assedio all'area avversaria, roba che non gli succede neanche nelle partite attacco contro difesa in allenamento; e queste cose, prima che al risultato, fanno male all'autostima. Insomma arriviamo ai quarti e lasciamo l'orgoglio a maturare ancora un po' nel forno.
Dall'altra parte gli spagnoli fanno poco meno del loro dovere battendo la meno forte ma rompiballe Croazia (ok non ho visto la partita, so che ha vinto 1a0 la Spagna e tanto basta per farci vergognare ancora un po' di più di tutti i pianti e le mani gettate avanti per non cadere di faccia a terra, fatte dopo il pareggio con i croati).
Prandelli torna alla difesa a 4: Barzagli viene preferito a Bonucci accanto a Chiellini; sulla destra c'è Abate al posto di Cristian "corromanonsodovecazzoandare" Maggio, mentre come terzino sinistro invece di Giaccherini gioca addirittura un terzino sinistro, Balzaretti, che pare sulla schiena al posto del suo nome abbia fatto mettere la scritta "perché io valgo". A centrocampo De Rossi torna vicino a Pirlo, Thiago Motta va sulla trequarti a rinverdire i fasti dei peggiori Ortega e O'Neill, dietro la coppia d'attaccanti Di Natale-Cassano.
Che mi verrebbe da vomitare a scrivere attaccante vicino al nome Cassano, eppure, dopo un inizio scandaloso dei nostri che si barcamenano tra noia e schifo, con Given che pur di non addormentarsi sbaglia apposta 3 volte il pin del suo cellulare per farsi bloccare la scheda, e come unica occasione un'involata di Di Natale che supera il portiere e dalla linea di fondo rischia di segnare in gol favoloso, ecco alla mezzora proprio Cassano che sbuca da un calcio d'angolo e colpisce la palla quel tanto che basta per farla schizzare su otto sponde e farla entrare in porta di ben 20 centimetri. E' gol, netto. Ma si capisce trenta secondi dopo: cazzo manco lo sfizio di farci esultare per bene!
Secondo tempo in cui non succede quasi un cazzo: un paio di occasioni per i nostri attaccanti, con il barese del Milan molto meglio da rifinitore (ma non ditelo a Prandelli, potrebbe vomitare), e il palermitano Balzaretti autore di una prova che rasenta la decenza tanto da confermarlo come uno dei migliori in campo. Insieme a Marchisio, che deve correre pure per Thiago Motta, il quale solo per il passaporto brasiliano è autorizzato a giocare in qualsiasi ruolo. Anche se lo fa male. Licenza politica.
Ad un certo momento segna la Spagna, la qualificazione per gli azzurri è sempre più vicina, e sulle ali dell'entusiasmo i nostri si fanno schiacciare dall'Irlanda e non escono più dalla metà campo. Anche se di parate effettive (a parte un'uscita alla cazzo di cane, giusto per ricordarsi come mai sui cross resta sempre inchiodato sulla linea di porta) Buffon ne fa soltanto una, perché i verdi sono scarsi forte. Allora Prandelli pensa giustamente di alzare il baricentro della squadra: così toglie una punta e mette dentro un centrocampista. Aiutatemi a capire, vi prego.
Comunque entra "Ilvo" Diamanti per Cassano, prima che Balotelli vada a sostituire Di Natale. L'Irlanda, ora pure in dieci, decide che s'è rotta il cazzo e smette di giocare. Forse le abbiamo fatto abbastanza pena. E approfittando del sonnellino degli irlandesi del Trap, ecco proprio SuperMario che riceve da un corner, si coordina spalle alla porta appoggiandosi al burroso John O'shea, e fa partire un bolide di destro che trafigge Given.
E' il 2a0, gara miracolosamente chiusa. Si aspetta allora solo la vittoria della Spagna, che arriva puntuale a garantirci un posto ai quarti. Contro Francia o Inghilterra. "E' un'Italia che fa innamorare", dice Prandelli. Se evitasse di farmi venir voglia di cambiare canale, per me sarebbe già tanto.

(Ecco la forte Italia di Prandelli, con de Rossi, battere l'Irlanda anche a Twister)

giovedì 14 giugno 2012

Neuro '12: ITALIA - CROAZIA 1 - 1


ITALIA - CROAZIA 1 - 1
ovvero
PRANDELLI ORA DEVE PAGARE L'IMU SU CASSANO

Non è mai solo la sostanza, ma anche la forma, perché alla fine della giostra la forma è pure sostanza. Quindi non è tanto grave l'aver pareggiato con il rischio serio ora di non qualificarsi ai quarti di finale, quanto piuttosto il fatto che sia un ancestrale senso di impotenza a governare ogni volta le sorti di questa triste nazionale. Prandelli dice: "Siamo vivi!", e mi verrebbe da chiedere un'autopsia di controparte, se non l'avessi vista la partita contro la Croazia, e non sapessi che le intenzioni buone c'erano pure. Ma niente, in Italia il divario che passa tra buone intenzioni e risultati è lastricato di pareggi.
Ma prima di tutto una breve introduzione scientifica. Il nostro attacco titolare è formato da Cassano e Balotelli: il primo, già non proprio un goleador, quest'anno ha avuto pure un brutto malanno al cuore e ha finito la stagione con 3 gol; il secondo invece ha vinto la Premier League segnando 13 reti; la somma dice 16. Benissimo. Sulla nostra panchina invece: Totò Di Natale ha chiuso la serie A con 23 gol, Giovinco con 16 e Fabio Borini (al suo esordio) con 9 reti. Qualcosa non torna, e non è Giaccherini.
L'Italia è entrata bene in campo, ognuno pareva fare il proprio con dovizia di particolari e abnegazione. Balotelli tira, Maggio supera un paio di volte la metà campo, Giaccherini fa un cross, Cassano vede come è fatta anche l'altra fascia di campo: sembra proprio una partita speciale. Il barese a un certo minuto si produce addirittura in un dribbling (il difensore superato, Schildenfeld, è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Poznan per evidente stato comatoso).
La Croazia quasi non c'è, Marchisio si divora due volte il gol facendo fare bellissima figura a Pletikosa, Bilic dice ai suoi di stare calmi, Prandelli (che è per il fair-play e l'educazione) dice pure lui ai suoi di stare calmi. A fine primo tempo il gioiello di Pirlo su punizione pare la doverosa e necessaria certificazione burocratica di un predominio cercato.
Poi nel secondo tempo scende in campo l'Italia, la nostra Italia. Che non soffre neanche tanto in fin dei conti, ma fa una cosa ben più importante: fa capire ai croati che devono insistere, perché stazionando di continuo nella nostra metà campo (come faranno) prima o poi il pareggio è quasi certo che lo trovano. Così quelli a scacchi biancorossi iniziano a sfornare cross, approfittando del fatto che Giaccherini sulla sinistra non è un terzino di ruolo, e che Maggio sulla destra non è.
Nel frattempo Thiago Motta, già rallentato di suo e appesantito poi dal lavoro di rizollatura della sua testa e da una botta presa dietro la nuca, si fa ammonire e convince Prandelli a sostituirlo con "occhi di gatto" Ricky Montolivo. Il mister poi decide che Balotelli ha finito il suo tempo: serve qualcuno che sappia lavorare sui lanci lunghi, che sappia combattere coi marcantoni croati, che sappia resistere anche se isolato là davanti, uno che per marcarlo ce ne vogliono almeno due per quanto è tosto. Dentro allora Di Natale.
Mi cadono i peli delle ascelle. Non per l'ingresso di Totò, è chiaro, ma perché resta in campo un Cassano a forma di gommone che si spinge lentamente verso il bordo del campo. "Ma così rischiamo di schiacciarci?". Bum. Cross di Strinic, Chiellini salta con tempismo perfetto soltanto purtroppo sei metri avanti e liscia quindi la palla, Buffon non si schioda dalla porta neanche se vede qualcuno che gli svaligia la tabaccheria, Mariolino Mandzukic stoppa neanche benissimo la palla ma riesce comunque a metterla dove è stabilito che faccia.
L'ultima frazione di gara è uno sfoggio di tristezza mista a quell'esaurimento tipico dello studente che ha passato la seconda ora di compito a fare per bene la terza domanda, ma poi al momento della consegna si accorge che quinta, sesta e settima sono ancora lì, intonse. L'Italia cerca di scrivere qualcosa, ma sono azioni senza senso: qualche fuorigioco inesistente da maledire, un cross sporco di Giovinco, un tiro di Montolivo casuale come un brufolo sul culo e una mischia pericolosa in cui tutti cercano di far tirare tutti, ma alla fine non tira nessuno.
Finisce così, con Prandelli a sputare autostima, e nell'aria la convinzione che in fondo, se ti stai a cagare sotto, prima o poi la puzza di merda si sente.

(A proposito di omosessualità, Chiellini "tocca" e controlla se Jelavic ce l'ha grosso come il suo)

domenica 10 giugno 2012

Neuro '12: SPAGNA - ITALIA 1 - 1


SPAGNA - ITALIA 1 - 1
ovvero
CREDEVO FOSSE UN CALESSE, INVECE ERA BALOTELLI

Un'Italia sorprendente blocca la Spagna sul pareggio. La Spagna campione del Mondo, d'Europa, e del cortile di casa vostra. Gli azzurri sono scesi in campo subiti pronti e determinati, nonostante Maggio. Giaccherini sulla fascia sinistra ha corso come uno schizzato imbottito d'acidi. Pirlo ha dettato legge a centrocampo, De Rossi ha guidato la difesa come se lo facesse da una vita, Thiago Motta è andato più o meno alla stessa velocità degli altri, e Buffon nella prima frazione ha pure avuto il tempo di scrivere un libro sui pm di Cremona. Nonostante Maggio.
Comunque è stata una bella partita, dal sapore d'altri tempi: contrasti al limite, corsa, poca tattica e molto aiuto tra compagni, sacrificio, ricerca del gol appena possibile e attenzione a non prenderle prima di tutto. Nonostante Maggio. La nazionale di Prandelli in avanti aveva Balotelli e Cassano, la coppia che tutti gli allenatori vorrebbero, visto che gli puoi dare benissimo la colpa di un'eventuale sconfitta. Ok, non esageriamo: si sono dati da fare, è vero; ma Cassano dopo ogni scatto deve recuperare come se avesse appena finito di scalare il K2, e poi è dal primo gol in serie A con la maglia del Bari (contro la temibile Inter di Lippi e Pacheco) che non gli riesce più un dribbling; Balotelli invece sgomita e si fa vedere in un'azione, per poi tornare bradipo inesistente in quella successiva, farsi ammonire in quella ancora dopo, e riprendere a giocare nel minuto seguente. Tipo nel secondo tempo ruba palla a Sergio Ramos, si invola verso la porta, guarda al centro, guarda la porta, guarda Casillas, guarda la palla, guarda Casillas, guarda la palla, guarda Cassano, guarda la palla, guarda la palla che se ne va perché intanto Ramos è tornato a riprendersela, portandogli pure i saluti di Juan Carlos.
Prandelli allora decide: fuori Balotelli dentro Di Natale. Dentro di me il boato: "cazzo fai?! Ma togli il paziente barese!". Neanche il tempo di gridare un insulto razzista a Balotelli, ma senza cattiveria, che ecco Totò trafiggere Casillas su splendido assist di Pirlo che attraversa il campo come fosse Mao tra le campagne del Sichuan. Nonostante Maggio.
Poi la Spagna pareggia perché è giusto così, con Fabregas. Poi entra Fernando Torres, che Del Bosque ha convocato solo perché la sera insieme in discoteca acchiappano tanto. Lo scemo infatti si mette a pattinare sul campo invece di segnare per ben due volte da solo davanti a Buffon, che fa bella figura. Nonostante Maggio.
Di Natale potrebbe segnare di nuovo, Giovinco potrebbe fare di più, Prandelli potrebbe togliere prima il povero Giaccherini, e Iniesta potrebbe aspirare a un posto alla destra del padre, visto che insegna calcio da fermo.
L'Italia esce tra gli applausi di Napolitano, e di sua moglie Margaret Thatcher. E tutto questo nonostante Maggio.

(Torres fa la cosa più utile della sua partita: passarsi il balsamo)

giovedì 3 marzo 2011

ERIC, RE PER UNA NOTTE

E' l'11 luglio 2006.
E' da poco passata la mezzanotte, e nell'aria e nelle strade di Roma c'è solo e soltanto euforia. Da due giorni va avanti così, ed è plausibile quando succede di vincere una Coppa del Mondo. Ma stasera la bolgia è amplificata fino al delirio: i campioni sono tornati nella loro capitale; per mostrare alla folla il trofeo, per sentire e toccare l'esaltazione che suscita, per essere osannati come a nessun altro uomo potrebbe mai accadere per una vittoria di sport.
E' sempre l'11 luglio.
A poco più di mille km di distanza dalla città di papa Benedetto XVI e papa Totti I, negli stessi momenti in cui a Roma si prendeva a smaltire la sbornia di goduria destinata a durare parecchie settimane, nella città francese di Lione un ragazzo festeggiava amareggiato il suo 27esimo compleanno. Il suo nome è Eric Abidale con la sua nazionale aveva appena perso ai rigori la finale mondiale contro l'Italia di Marcello Lippi.

Eric Abidal ha una storia particolare: originario della Martinica, non cresce in uno dei tanti vivai eccellenti di Francia, ma muove i primi passi nel Lyon-La Duchère, squadra amatoriale dei sobborghi di Lione. Di qui passa al Monaco; due anni dopo va al Lille di Claude Puel, attuale tecnico del Lione, che nel 2004 cede Abidal allo stesso club del presidente Aulas, permettendogli così un ritorno nella sua città natale.
Nel 2007 il definitivo salto di qualità: per 15mln di euro Abidal passa al Barcellona allora guidato da Frank RijkardSpesso titolare, tra prestazioni ottime e altre meno buone il difensore francese si ritaglia uno spazio importante nel club blaugrana, con cui vince praticamente tutto a livello nazionale e internazionale.


Ma in mezzo a tutto ciò tornava a più riprese la solita questione: per qualcuno Abidal è sopravvalutato, e non meriterebbe certi palcoscenici.
Il 17 giugno 2008 a Zurigo la Francia gioca la terza ed ultima partita della fase a gironi del Campionato Europeo che si sta tenendo in Austria e Svizzera. Di fronte ai transalpini ancora l'Italia, ora di Donadoni. Partita decisiva, chi vince va avanti nella coppa.
Al minuto 24' Luca Toni sorprende la difesa della squadra di Domenech e si presenta solo davanti al portiere Coupet. Potrebbe segnare o forse no, nel dubbio Abidal lo stende. Rigore per l'Italia, ed espulsione del centrale difensivo dei galletti, che chiude il suo europeo solo un'ora prima dei compagni.
Ancora una delusione, ancora dubbi del popolo calcistico sulla qualità, espresse solo a tratti, dal difensore francese.
Ma i successi con il Barcellona stellare di Pep Guardiola mettono sempre più in buona luce anche Abidal. Il Barca subisce pochissimi gol e, tra i giganti catalani Piqué e Puyol, Eric si ritaglia uno spazio importante, uno di quelli su cui il mister può sempre contare, anche come centrale oltre che come terzino sinistro. Ed è soprattutto in questa stagione, all'età non più giovanissima di 32 anni, che Abidal sta mostrando appieno tutte le sue doti nel reparto arretrato.


Così quando si acquisisce sicurezza e si diventa pienamente consapevoli dei propri mezzi, si manifestano serate speciali come quella del 5 gennaio scorso, data del ritorno degli ottavi di finale di Coppa del Re.
A Bilbao il Barcellona deve assolutamente segnare, per rimediare allo 0-0 dell'andata al Camp Nou. Ma la Catedral del San Mamès è un ambiente ostico per chiunque, e l'Athletic si dimostra sempre una squadra temibile.
La partita è tiratissima. Nel secondo tempo c'è un corner per i padroni di casa, in area c'è il solito mucchio, e ad un tratto dagli spalti parte una monetina che colpisce Abidal vicino all'occhio. Il gesto lascia un segno sul volto del giocatore che, passato lo spavento, non dice una parola e continua a giocare.
E fa bene. Perché al 75' raccoglie una delle tante perle regalate da Leo Messi ai compagni e piazza un piattone che spacca la partita a favore dei catalani. E' un gol importante, ma soprattutto è il suo primo gol con la divisa blaugrana.


Abidal si ritaglia così la sua serata di grazia, cornice di un quadro che raccoglie le tante prestazioni importanti che sta collezionando quest'anno. E di mugolii sul suo conto pian piano se ne sentono sempre meno.
Merito del lavoro, della serietà di chi fa il suo dovere in silenzio, ma senza tirarsi mai indietro. Di chi per tutta la vita resta lontano dalle luci della ribalta, regalandosi solo per una volta una grande giornata da protagonista.
Proprio come succede a tante persone normali. Proprio com'è successo ad Eric Abidal.


(In questa foto Abidal mentre tenta, inutilmente, di far crescere il compagno Bojan Krkic)