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domenica 13 luglio 2014

WarCup '14: GERMANIA CAMPIONE DEL MONDO

GERMANIA CAMPIONE DEL MONDO
ovvero
LA BANALITÀ DEL MERITO


Ogni volta che a vincere sono i più forti, i più quotati, i più meritevoli, muore un pezzo di quel principio che fa bello il calcio, chiamato "lapallaèrotonda".
La palla è rotonda perché la fisica, avendo speso le sue ultime leggi per spiegare come bombardare un popolo indifeso o come contare i buchi di culo di Marte, non ha per fortuna ancora trovato il modo di inventare colpi e traiettorie dal successo sicuro. Così, a differenza di molti altri sport, qui può capitare a tutti di mandare improvvisamente e inconsapevolmente la palla in rete, e rovinare finali altrimenti già scritti.

Germania-Argentina ha rispettato il copione, offrendo la bellezza massima permessa da una finale equilibrata: una partita gradevole; maschia; con pochi tiri in porta; a tratti noiosa; allungata, fino al limite naturale degli eventi, dalla voglia di non perdere delle due squadre. E dagli errori degli attaccanti di Sabella.
Ma questa è un'altra storia, perché può capitare a tutti di sbagliare un gol solo davanti alla porta (Higuain), di farsi annullare giustamente un altro gol per fuorigioco (Higuain), di farsi fischiare fallo dall'arbitro dopo essere stato abbattuto da un portiere alto come una torre di controllo (Higuain).

A noi, a me che scrivo (ancora per poco) questo inutile formicaio di banalità, non piace la legge del più forte. A maggior ragione quando il più forte ha fatto il minimo indispensabile per vincere. Un gol, per carità di bella fattura come l'eleganza con cui Gotze si porta avanti la palla facendola cadere sul piede nel momento adatto a battere Romero in uscita, ma pur sempre soltanto un gol; pochi tiri, un dominio mai completamente messo in mostra, anzi suggellato essenzialmente dalla codardia argentina e dal malessere di Messi.

Lui, forse, avrebbe avuto meno titolo di tutti ad alzare questa coppa: incensato come stella del torneo al pari del suo compagno di milioni Cristiano Ronaldo, ha fatto il minimo per meritarsi precoci titoloni, arrivando quindi in condizioni pietose ad un finale disegnato su misura per il successo suo e del suo sponsor tecnico.
E intanto il discusso, polemico e anacronistico Diego Armando Maradona è ancora lì, unico vero diez dalla classe superiore, ultimo trascinatore della albiceleste alla conquista della coppa dorata.

Hanno vinto i tedeschi e piange signora fantasia, che di coraggio e fascino ama dipingere ritratti del pallone, e ha visto passare stasera sulle contestate e tristi vie brasiliane il solito gruppo di turisti ricchi, bravi e preparati.
Piange perché la squadra di Low doveva vincere, e l'ha fatto, a 24 anni dal successo dell'estate italiana, quasi rispettando una consegna.
Piange perché nella vittoria della Germania non c'è polemica, non c'è stupore, non c'è inganno. Solo del rimpianto, per non aver visto festeggiamenti a ritmo di tango.


martedì 8 luglio 2014

WarCup '14: BRASILE-GERMANIA 1-7

BRASILE-GERMANIA 1-7
ovvero
UNA BATOSTA È SOLO UNA SCONFITTA

Nell'epoca del pathos preconfezionato, ogni azione, ogni parola, ogni immagine, la più quotidiana, viene costantemente elevata a evento, per qualche minuto, prima di soccombere e venire dimenticata. Per poi essere ripescata, settimane o mesi dopo, e poi ricadere nell'ignoto della memoria.
Capita, in questi anni pompati, capita nella vita, e capita pure nel calcio. Ho letto stasera frasi del tipo "Addio al mito di Italia-Germania 4-3. La partita più famosa della storia dei Mondiali s'è giocata stasera" (T. Labate). Oppure: "Scriveremo e parleremo di questa partita finché esisterà questo sport" (F. Costa).
Niente di più falso.

Il Brasile stasera ha perso, né più né meno di come si perdono le partite a calcio. Sette gol, o uno, sono solo facce diverse di una stessa medaglia. Il resto va di conto a chi costruisce parabole e paragoni su uno sport che è sempre stato più contenuto che rappresentazione, ed ora si ritrova gestito e trattato come un telefilm, come una di quelle serie tv americane che da qualche anno vanno tanto di moda.
La semifinale dell'Azteca di Città del Messico resterà per sempre tra le sfide più ricordate perché fu innanzitutto una partita di calcio speciale, soprattutto per l'epoca: lenta, noiosa, combattuta, poi con repentini colpi di scena, e il trionfo finale tra la stanchezza e il delirio notturno degli italiani.

E quell'altro: "parleremo di questa partita finché esisterà questo sport"? Una puttanata. Ve lo giuro. C'è qui una visione quasi analfabeta della storia di questo sport, lì dove la grandezza non è vista nel confronto tra i gesti atletici, le prodezze e le reazioni dei protagonisti in campo, quanto appunto nella loro costruzione, nella possibilità di poterne scrivere la fiction.
Ebbene: io, di questa passeggiata della Germania sui resti di una Seleçao troppo brutta per essere vera, non saprei proprio che dire. Quale coordinazione alla Van Basten in Olanda-Urss dell'88, quale controllo di palla alla Pelè in Svezia-Brasile del '58, quale delle tante illuminanti invenzioni di Maradona dell'86, quale mancata marcatura tipo Rivera sul palo alla sinistra di Albertosi nel '70 potrò raccontare ai miei nipoti dalla semifinale di stasera?

Nulla, forse solo il record di Miroslav Klose, che col 16esimo gol ha sostituito Ronaldo il fenomeno quale miglior bomber nella storia della Coppa del Mondo.
Senza il gol-non gol di sir Geoff Hurst, nessuno forse ricorderebbe Inghilterra-Germania del '66; come quasi nessuno ora ricorda il 4-0 dei tedeschi all'Argentina nei quarti di Sudafrica 2010; come in pochi (paradosso) ricordano l'Argentina campione del '78, preferendo citare la forte Olanda sconfitta 3-1 ma due volte finalista nell'era del "calcio totale".

Forse mi sono perso, forse per qualche birra di troppo. Volevo dirvi che non è il numero di gol, non è il frame, non sono i commenti, non è lo sgomento a decifrare la portata di un errore, di una sconfitta.
Sono i piccoli gesti, gli episodi macroscopici ed insignificanti, le sfumature sbagliate lì dove sembra essere tutto preciso, a fare la differenza.
Oggi è finita 7-1, ma è come se fosse finita 0-0, e il Brasile avesse perso ai rigori. Anzi soffriranno di meno, forse a quest'ora hanno già smaltito. Le batoste sono perfette per dimenticare in fretta.


"Ne voglio 7"

lunedì 30 giugno 2014

WarCup' 14: di CILE, MESSICO, GRECIA e ALGERIA

CILE, MESSICO, GRECIA E ALGERIA
ovvero
IL SENSUALE TANGO DEI PERDENTI

Cosa può esserci di sensuale in una sconfitta, fragorosa, beffarda, magari evitabile? Il ritmo, ad esempio. Quel cullarsi impavido e consueto di ogni prestazione, che nella foga iniziale sembra voler spaccare l'aria, e si protende come una gamba di donna sollevata a mostrare la perfezione dei muscoli che disegnano dall'interno la pelle liscia di un corpo perfetto, per poi ricadere a terra, voluta, giusta. Attesa.
Così è andata sempre. A partire dal Cile, che aveva subito rubato ai brasiliani anche il gusto dell'esultanza per il vantaggio precoce, pareggiando e facendoli sudare, di un gocciolio più freddo man mano che il cielo si tingeva di afa, e Fred e Jo si scambiavano il ruolo di portachiavi lì in attacco, dove s'era nascosto da un pezzo Neymar, e dove Hulk malediva il faccione tozzo e imperscrutabile di Gary Medel, uscito nei supplementari solo a causa di un quadricipite impacchettato di fasce più di un qualsiasi cibo conservato da mia mamma nel frigo. Poi i rigori, i balzi inutili di Bravo e quelli fortunati di Julio Cesar su una musica già scritta: vince il Brasile. Infatti l'ultimo tiro prima della lotteria era stato di Pinilla, cileno cagliaritano dai piedi romantici e dal cuore d'oro, che aveva spaccato la traversa per eccitare una storia dall'esito già scontato.

Come quello del Messico. Un primo tempo da spalla e braccia forti come il partner che trascina la compagna di ballo, un secondo tempo iniziato con labbra e sogni proibiti che si sfiorano alla rete di Giovani dos Santos, tante immagini di vecchi sorrisi poveri e felici rendono il viso una piaga di fatica e felicità ad ogni attacco perso dell'Olanda, fino a che la musica non inizia a calare, e gli orange stringono con più decisione e alzano il ritmo, perché il giro deve essere portato a casa, come è giusto. I passi li detta Robben, inarrivabile come Pina Bausch e fiero organizzatore di eventi per un Huntelaar altrimenti perso a contemplare la bellezza del suo ineseguibile spartito.

Fiera, anche la Grecia aveva alzato la testa. Con movimenti più repentini, volte e giravolte d'anca più istintive che decise e concentrate. Infatti il Costa Rica, che nella guerra dei perdenti ha contro di sé la colpa fatale di essersi assoggettato quelle simpatie popolar-mediatiche che trasformano certi Davide rompicoglioni e i relativi Golia in forze tutto sommato necessarie, era anche passato in vantaggio, con il solito Ruiz, abile a battere un portiere greco immobile come solo il pil del suo Paese glorioso.
Ma Sokratis, nome a sostituire un cognome ora difficile da ricomporre e un passato italiano con Genoa e Milan, ha il vizio di lasciare il campo più tardi degli altri, o di sentire in ritardo la musica per godersela meglio: fatto è che pareggia. Da lì partono i soliti picchi, come i duri affondi nella melodia di Mitroglou, che però non sa che la serata porta il nome di Keilor Navas, guardiano di porta costaricano con gli occhi iniettati di voglia di stringere qualcosa di santo tra le mani, come l'amore della carne.
Così, ai rigori, pure questa storia va da sé, senza il beneficio del dubbio del brutto rigore di pantofola Gekas.

Arriva quindi la sera di Algeri, dove le ombre si fanno compagnia e i destini si incrociano. Come quello di Germania e Algeria, a 32 anni da quella clamorosa inutile vittoria degli africani. Oggi il mare è meno mosso, quello di Porto Alegre; perché in campo la marea verde algerina si sparpaglia sul campo fastidiosa e inattaccabile come una distesa di alghe su un tappeto di foglie, dove tutto si mischia con tutto, le alghe con le foglie, il mare col fango, il verde col verde, le mani con le mani, i corpi con i corpi, i colpi con i colpi, uno dopo l'altro, quelli più classici svelati dall'improvvisato e fatalmente sicuro portiere congo-algerino-parigino Rais M'Bolhi, questi più divertenti e coraggiosi bloccati con ingordigia da una macchina da porta tedesca di nome Neuer.
Si finisce oltre, ai supplementari, come in ogni rapporto pieno di cose da dare e da dire; tipo le verità che ripristina il tacco sbagliato di Schurrle, la triste e inguardabile ovvietà di Ozil, e l'acuto finale, inutile, di Djabou. Buono solo per urlare: GOOL!
Abbiamo perso, ma ti ho sentito. Eri qui. Ballavamo. Abbiamo perso, ma ho il sangue che mi scorre dentro più forte di prima. E voglio ballare ancora.


L'ultimo non spenga la luce

lunedì 16 giugno 2014

WarCup' 14: GERMANIA-PORTOGALLO 4-0

GERMANIA-PORTOGALLO 4-0
ovvero
SE MIO NONNO AVEVA TRE NEURONI, ERA PEPE

E niente, al 45' la Germania era già 3-0, il Portogallo perdeva già 3-0, Pepe era già stato espulso (di solito lo fa nel secondo tempo per non prendere un voto troppo basso al fantacalcio) e Muller aveva già segnato praticamente la metà dei suoi gol di Sudafrica 2010.
I rossi del ct Bento non avevano iniziato male, tra l'altro, ma dopo essersi fatto ribattere un tiro dal guardiano della porta tedesca (poi mai più inquadrato), l'asso portoghese Cristiano Ronaldo cominciava a lamentarsi con il suo allenatore e la sua federazione per la mancata convocazione di Di Maria.
Poi, una volta ricomposto l'accaduto e spiegatogli che Di Maria può giocare con lui solo nel Real Madrid perché è argentino, CR7 è entrato in uno stato di profonda depressione da cui non è uscito neanche quando gli hanno ricordato che è ricco come una nazione africana e sta con una donna che qualcuno fatica a potersi permettere anche quando si fa una pippa.

Certo, sarebbe pericoloso affermare che a decidere la partita siano state la stupidità di Pepe e la labirintite di Ronaldo, il quale tra l'altro a fine partita ha provato a staccare con una punizione le mani di Neuer, dimenticando però che delle mani di Neuer sono lastricate le porte della acciaierie.
Il punto sta nell'atteggiamento inutilmente dimesso di un Portogallo che dovrebbe metterci il doppio dell'impegno, essendo uno squadra molto scarsa (Nani fa la riserva a se stesso nel Manchester United, Raul Meireles ha una condizione fisica e una barba da Festivalbar), che la presenza del numero 7 del Real eleva al massimo al rango di squadra potenzialmente fastidiosa.
E invece mette sul piatto una leziosità fotografata tutta dal secondo gol di Muller, causato da un molle tentativo di ribattuta di Bruno Alves, difensore ogm evidente risultato di una globalizzazione malsana.

Quindi ci sono i tedeschi che, appena posso, vincono. Pure senza Reus, senza Klose, senza nessuna punta degna di tal nome, e senza un minimo di senso del gusto per Angela Merkel, oggi presente in tribuna accanto all'uomo con la dignità di una pugnalata alle spalle (Sepp Blatter), "cancelliera di ferro" che sembra sempre di più il pagliaccio del McDonald's.


"Controlla se ho i denti sporchi, cazzo!!"

giovedì 28 giugno 2012

Neuro '12: GERMANIA-ITALIA e LA BANALITA' DELLA STORIA

(semifinali)

GERMANIA - ITALIA 1 - 2
ovvero
NON SIAMO NOI I VINCENTI, SONO LORO CHE SONO PERDENTI

Italiani popolo di dementi. Gente senza futuro, e senza fine mese, si è mobilitata tra salotti e piazze per assistere e celebrare la possibilità di battere i tedeschi e regalarsi per l'ennesima volta la finale di un trofeo prestigioso come il Campionato europeo di calcio. Italiani, drogati di euforia finta e dannosa più di un tiro di coca tagliata male.
Italiani, date retta a sto coglione che scrive: festeggiate! Godete, ridete e cantate. Se vi frega, è chiaro. Sennò state a casa, andate al cinema, scopate, curate le piante, tagliatevi le vene, qualsiasi cosa; qualsiasi cosa, ma non date lezioni di moralità a chi si permette di essere felice per una vittoria sportiva. Non abusate della voglia degli altri di darvi retta, non strumentalizzate il dolore per un bieco tornaconto di coscienza che vi sarà riconosciuto solo momentaneamente, ma di cui in realtà non frega un cazzo a nessuno. Perché a nessuno fotte di voi e dei vostri punti di vista da segugi dell'intelletto; gli uomini campano anche di sensazioni ed emozioni condivise, e stasera il calciofilo italiano ha avuto quello che si meritava. Ed è giusto che si trastulli. Stop. La premessa era d'ordinanza, e ho voluto dedicarla a voi perché mi fate pena. Perché io mi farei pena se godessi nello screditare gli entusiasmi altrui. Stop, stavolta davvero: qui si parla di calcio. E di banalità.


Come la superiorità dell'Italia sulla Germania, a tratti di una semplicità inenarrabile. Come è banale il fatto che chi si ricorda di segnare, molto spesso poi alla fine vince. Come mi sembra banale adesso che quasi all'inizio della partita ammetto a me stesso, e solo a me stesso perché almeno se mi dico una cazzata poi lo so soltanto io, che forse stasera la Germania la battiamo nei 90minuti così senza troppe storie, come è d'altronde legale vincere le partite senza dover ricorrere per forza alla storia, all'epica, al racconto che stabilisce almeno tre ore di gioco e colpi di scena da sfibrare anche il cuore più tonico.
I tedeschi oltretutto partono forte; cioè arrivano dalle parti di Buffon e fanno caciara. Il nostro numero uno pare deciso a voler mettere subito la partita in salita, per favorire la giusta tensione nei suoi compagni: così prima esce in aria a cercare nespole favorendo il colpo di testa di Hummels, salvato miracolosamente sulla linea da un globulo bianco di nome Pirlo; poi respinge un cross di Boateng sui piedi del povero Barzagli, facendogli rischiare a lui un'autorete e a noi la scomunica definitiva.
Poi c'è quel doppio infisso di Balzaretti che salva un gol sicuro di Podolski con una chiusura che vale un rigore parato, e poi c'è Kroos che saggia i pugni di Buffon, e poi.. BUM!


All'improvviso, su quella fascia destra tedesca che fa sembrare Cassano una specie di Marc Overmars dei bei tempi, il barese scherza il solito crucco acquisito Boateng e un altro capellone senza gloria, e col sinistro pennella una palla che pare l'avance di un'attrice porno. O almeno così la vede Balotelli, visto che non se la lascia sfuggire; mentre Badstuber invece resta a parlare al telefono con la mamma, che non sentiva da tanto. 1a0 per noi.
Khedira cerca immediatamente il pareggio con un destro al volo che si crede Gullit, ma trova buoni riflessi di Buffon, che al netto della retorica stucchevole e del suo essere fascista, resta un gran bel portiere. I teutoni allora riprendono vigore, si calano di nuovo sulle nostre circoscrizioni, e così all'improvviso, quasi come per la suonata di campanello di un testimone di geova, ecco che si ritrovano inculati nuovamente. E se alla prima avevano provato un pochettino di piacere inconscio, sta volta fa male e basta.
Succede che Montolivo, casuale portatore di piedi educati, non sa che fare della palla, e da una ventina di metri dietro la metà campo si inventa un lancio al pompino per Balotelli che non è in fuorigioco. SuperMario scappa da solo verso la porta di Neuer, e appena all'ingresso dell'area di rigore gli toglie la smorfia di perfezione con un collo destro di piombo e cemento. 2a0 per lui.


Non crediamo ai nostri occhi, fortunati di non dover credere alle nostre orecchie perché la telecronaca non la ascoltiamo granché. Il secondo tempo arriva con le giuste credenziali di sofferenza. I bianchi di Loew si scagliano anima, corpo e gel nella nostra metà campo, causandoci ripiegamenti a strafottere e interventi al limite. Ma i quattro dietro, compreso Bonucci che non ho ancora nominato, spalano la merda come se avessero sempre vissuto in un porcile. Con una tranquillità ai limiti dell'eleganza.
A centrocampo Pirlo fa il telecomando del giocattolo, e De Rossi e Marchisio sono due batterie inesauribili. Lo juventino poi avrebbe pure l'opportunità di triplicare in un paio d'occasioni (come pure Di Natale e Diamanti, entrati al posto di Balotelli e Cassano), ma la lucidità non si compra di certo per strada a Varsavia. Però si comprano ottimi infarti. Così, dopo tanto predominio sterile dei metricubi arretrati, ecco un innocente fallo di mano di Balzaretti trasformarsi in un rigore che Ozil realizza svegliandosi, e riprendendo subito dopo a dormire dall'altro lato.
2a1 a due minuti dalla fine. Niente per un cronometro, una vita per noi che guardiamo. Con Neuer che lascia anche la porta sguarnita e si esibisce in colpi di testa, rinvii e lanci millimetrici tutti finiti nel nulla. Così alla fine, quando nel clamore generale l'arbitro fischia addirittura la fine, noi stupiti ci lasciamo andare a sospiri di sollievo e divertenti lanci di bottiglie di vetro contro dei ragazzi tedeschi nel frattempo impalati.
Abbiamo vinto, e ce lo siamo meritati cazzo! Siamo felici, lo ammetto. Ma il calcio è uno sport, e nello sport si vince e si esulta. Anche se fuori c'è la crisi. Anche se dentro sai che non durerà poi così a lungo. 

(Tifose tedesche sconsolate: al pub avevano finito la doppio malto)

venerdì 22 giugno 2012

Neuro '12: GERMANIA-GRECIA 4 - 2

(quarti di finale)

GERMANIA - GRECIA 4 - 2
ovvero
IL CUORE E' QUELLA COSA CHE SERVE QUANDO HAI UN PORTIERE SCARSO

Sembrerà strano, a voi, alla prima pagina di Repubblica e a Paola Ferrari, eppure è stata solo una partita di calcio. Peraltro bella, fondamentalmente perché la Germania gioca bene a calcio, e fa giocare bene anche gli avversari, pure se questi sono chiusi a doppia mandata davanti alla loro area di rigore. Tutto abbastanza facile, solo un pochino meno di quanto dice il risultato visto che, nonostante le sedicimila palle gol create, dopo un'ora di gioco il risultato era di perfetta e miracolosa parità.
Nella Germania mister "pocaspocchia" Loew lascia riposare Muller, Gomez e Podolski. Non che li sostituisca con Lazzari, Thiago Ribeiro e Valtolina, però il tutto desta un po' di scalpore iniziale. Della durata di circa otto secondi, visto che si capisce subito che non sarà una grande serata per Gennaro Sifakis. Il numero uno greco mostra infatti una scarsa attitudine con la palla tra le mani, cosa che per un portiere non è proprio il massimo diciamo. E' vero che iniziano ad arrivargli tiri da tutte le parti, e lui in qualche modo si oppone, ma quando prova a bloccare una palla è diarrea per tutta Atene e dintorni, e su una respinta sciocca arriva ad esempio un gol annullato a Schweinsteiger per fuorigioco.
Insomma i vice campioni d'Europa in carica fanno la partita e mostrano di poter segnare da un momento all'altro, soprattutto con il gran da farsi dell'ex stellina del Borussia Monchengladbach Marco Reus, di Ozil e di Schurrle. Tutti e tre però un po' troppo imprecisi. Dall'altra parte, in assenza di capitan Karagounis, tutto ruota attorno a pochi uomini chiave: come Katsouranis che fa il centrocampista e il difensore e l'allenatore in campo, i due centrali difensivi Papastathopoulos e Papadopoulos che tentano di salvare il salvabile, Salpingidis che viene riportato come attaccante ma in realtà fa il traghetto tra la Polonia e l'Ucraina, e Samaras che si sbatte come un polipo sullo scoglio per tornare a centrocampo e far credere nello stesso tempo ai difensori tedeschi che ci sia qualcuno da marcare dalle parti loro.
In questo miscuglio di sentimenti, speranze e sforzi che collimano con la dura presa di coscienza che quelli che hai di fronte sono un sacco più forti di te, ecco il vantaggio dei teutonici con capitan Lahm, che elude in tutta tranquillità la copertura di quel piccolo fiammiferaio travestito da ragazzino di talento che è Ninnis (per lui un futuro al Parma, per il Parma un futuro mediocre), converge verso il centro e fa partire un destro di collo pieno, aiutato da un buon rimbalzo del pallone, che dimostra a chi ancora non l'avesse capito che Sifakis non ha proprio le mani.
La ripresa inizia con Ninnis a godersi le immeritate vacanze e Gekas dentro a fare il centravanti nano apriscatole e portafortuna. Ad un certo punto, nell'estasi comunitaria, Forrest Salpingidis corre sulla destra e mette dentro un cross perfetto che Samaras, in anticipo su Adolfo "sonomenotruzzodimiofratello" Boateng, trasforma in gol nonostante l'opposizione del comandante Neuer. Cazzo, ma è l'1a1!. Le telecamere non inquadrano Angela Lansbury, in arte Merkel, che minaccia Platini di farsi chiavare qualora la sua nazionale non passi il turno.
Non si fa in tempo a ricominciare che Khedira s'inventa un destro al volo che non gli appartiene e che non si farebbe prendere neanche da un portiere normale, figuriamoci Sifakis. Il quale poi, per confermare il gran male che non si dice di lui, va a raccogliere le stelle su una punizione dalla destra di Ozil, che Klose manda di testa in porta solo perché in porta non c'è nessuno. Subito arriva anche il 4a1 sugli sviluppi di un'azione che porta Reus a bucare la porta greca.
A poco dalla fine Boateng decide di chiudere in gloria la sua serata da incidente di percorso e si ammutina su un cross anonimo dalla sinistra, trasformandolo in un rigore che Salpingidis meritatamente realizza.
Germania e Grecia vanno dove è giusto che vadano, a parte Sifakis. Piuttosto, visto che in Rai ci sono poche cose di cui potersi vantare, complimenti a Bizzotto per la sua normalità!


(Ecco che Muller recupera subito la palla dopo un gol per aiutare la Grecia)

lunedì 18 giugno 2012

Neuro '12: DANIMARCA-GERMANIA e PORTOGALLO-OLANDA

(ultima giornata girone B)

DANIMARCA - GERMANIA 1 - 2
PORTOGALLO - OLANDA 2 - 1
ovvero
L'OLANDA E' UN APOSTROFO SBAGLIATO TRA LE PAROLE VAN MARWIJK

Esulta la Germania, salta il Portogallo, si rammarica la Danimarca, vomita l'Olanda. Il girone B mostra i primi verdetti quasi "scontati", nel senso che tutti si sarebbero aspettati una conferma della capolista Germania e un saluto caloroso alle teste di cuoio arancioni, mentre danesi e portoghesi si sarebbero contesi il secondo posto nel girone.
Invece i bianchi di mister Loew hanno faticato un bel po' per avere ragione dei vichinghi rossi con il terzino nero, e ad un certo punto avrebbero potuto persino essere fuori  se avessero preso gol in concomitanza del vantaggio portoghese contro l'Olanda. Ma andiamo con ordine, se l'ordine vuole.
Pronti via e c'è l'1a0 tedesco: cross rasoterra di Nicola Berti in arte Muller, Gomez che non ha proprio dei piedi sopraffini la liscia, così la palla arriva a Podolski che fa il suo 44esimo gol in nazionale, la maggior parte dei quali inutili. Nel frattempo a Kharkiv, patria del melograno e dei teli da mare (ok sto inventando ma è tutto sotto controllo), l'Olanda era passata inaspettatamente in vantaggio con un bel sinistro a giro di quel talentino ormai andato che è Rafael Van der Vaart, arretrato da Van Marwijk in mediana al posto di Angelo Van Bommel, che tanto sta con la figlia del ct quindi non si offende. A questo punto basterebbe solo un altro gol agli arancioni per qualificarsi, ma si sa, la semplicità annoia se vivi in un paese in cui è più illegale farsi uno spinello che fumare hashish.
Infatti gli orange smettono improvvisamente di giocare, come se la qualificazione fosse un finto lancio del bouquet con la sposa che poi lo regala comunque a chi cazzo vuole lei, e sale in cattedra Cristiano Ronaldo, che per sua fortuna capisce che per essere il più forte devi anche dimostrarlo. Così spinge sull'acceleratore, è reattivo, prende un palo, impegna il portiere di testa saltando come il laziale Riedle ai bei tempi, e quindi sfrutta un delizioso assist del nuovo esterno del Valencia Joao Pereira per fare finalmente un cazzo di gol.
Però nel contempo ha pareggiato pure la Danimarca, perché, su corner di nonsochinilsen, il gigante fesso Bendtner fa sponda per il bomber a forma di decoder del digitale terrestre, Khron-Dehli, che sigla l'1a1. Qui inizio a pensare che forse la Germania potrebbe pure perdere, se quelle altre due pareggiano, e magari alla fine se la prende nel culo perché la Danimarca la supera pure in classifica. Ma grazie a dio non scommetto, e se il mediano-terzino-faccio male un po' di tutto Jakob Poulsen si divora il raddoppio ben servito dal solito Bendtner, da quest'altra parte l'Olanda cerca di non sudare troppo perché evidentemente mamma s'arrabbia.
Soprattutto il centrocampo pare non esserci, e forse non c'è davvero visto che Van Marwijk ha messo sedici attaccanti. Poi in difesa Mathijsen non è proprio un mostro di velocità, Van der Wiel non è un mostro di concentrazione, e Willems non è e basta. Così dopo l'ennesimo pallone recuperato dai portoghesi con Pepe e il bravo Moutinho, Nani si invola su una fascia deserta e offre a CR7 il più facile dei gol, che lui ricama con un inutile ma bel dribbiling, prima che D'amico mi faccia andare di traverso la cena urlando: "Commovente! Un grandissimo gol!...". Ciao Olanda, smetti di tirartela come una fighetta e torna a divertirci.
Si torna dall'altra parte dove la Germania mette tutto in regola abbassando la saracinesca dell'Europeo ai danesi con un gol di Lars Bender, il giovanotto con un gemello che gioca nel Borussia Dortmund e un altro che recita in "Futurama". Ciao Danimarca, nazionalizzati un centrocampista decente.


(Ecco il terzino danese Simon Poulsen, eliminato dalla competizione, che si ricorda di essere disoccupato)

giovedì 14 giugno 2012

Neuro '12: DANIMARCA-PORTOGALLO e GERMANIA-OLANDA e un matrimonio

Mercoledì 13 giugno - ore  9,30 / 22,30

DANIMARCA - PORTOGALLO 2 - 3
GERMANIA - OLANDA 2 - 1
ovvero
IL LISCIO DALLA ROMAGNA ALLA PUGLIA, PASSANDO PER DANIMARCA E OLANDA

Come tutti voi avrete capito, questo è un post straordinario per struttura e contenuti. Perché ieri non sono stato a casa, anzi perché non sono stato proprio. Ero l'altra metà di me stesso: quella socievole, quella simpatica, quella "bello di zia", quella "dai vieni a ballare!", quella "oh facciamoci una foto", quella "un'altra bottiglia di vino per piacere"; quella brutta per intenderci. Ero a un matrimonio, lungo come solo certi sposalizi del sud e certe guerre mondiali sanno essere. Ma non con lo stesso logoramento: in guerra la possibilità di un armistizio si trova sempre; nei matrimoni a cui partecipo trovi al massimo la pausa sorbetto. Dio la benedica.
Ma non siamo qui per parlare di feste, bensì di calcio, quello giocato, quello vero, quello scommesso insomma. Che intanto va avanti, e che è continuato pure ieri, nonostante un minimo di solidarietà avrebbe voluto che, vista la mia assenza forzata, il baraccone europeo si prendesse una giornata di pausa. Ma così non è stato, e pure da una sala sperduta nei boschi in cui il puer Apuliae Federico II duca di Svevia (già re di Sicilia, re di Germania e capo del Sacro Romano Impero) amava andare a caccia, ecco che son riuscito a capire che cazzo è successo ieri ai campionati di Polonia e Ucraina. In parole povere, ma sazie.

Tipo che all'altezza dell'arrosto di maialino nero dell'Irpinia con favetta e cicorie scopro (grazie al solito Alfonso) che Pepe di testa da calcio d'angolo ha fatto quello che gli era quasi riuscito contro la Germania, e poco dopo, mentre sono fuori a prendere un po' d'aria perché dentro non so chi stava cantando "O surdato 'nnamurato", mi ritrovo questo eterna promessa mancata di Postiga (ribattezzato per l'occasione Hèlder Cossiga) a segnare il facile gol del raddoppio.
Sembra tutto tranquillo, poi salgono in cattedra i balli di gruppo, gli anni' 90, no tengo dineiro, "ai se eu te pego" ma fottiti; e all'altezza di una bachata sensuale come un gioco erotico coi carciofini ecco Bendtner che fa l'1-2 non mi ricordo come. Poi il subbuglio: attimi di delirio improvvisi, parte la mazurka, io rido, Cristiano Ronaldo da solo in area passa la palla al portiere Andersen, decine di piedi gonfi continuano a rovinarsi in questa sala di aria condizionata e sonno, Cristiano Ronaldo è di nuovo nel deserto davanti alla porta danese, CR7 non sbaglia due volte, invece si, palla fuori, io rido, Vincenzo D'amico ride, la Danimarca avanza, io rido ma intanto avverto un possibile codice rosso di lì a poco, Vincenzo D'amico ride e allerta i portoghesi su "gol sbagliato, gol subìto", un non meglio identificato esemplare di donna sui trent'anni mi trascina a ballare un liscio, cross al centro, io inizio a girare non sapendo dove mettere i piedi, Bendtner salta e colpisce la palla di testa, io continuo a rotare vorticosamente e non ci capisco più un cazzo, la Danimarca pareggia, Vincenzo D'amico: "OPS", quella che mi ha preso per ballare ride di me, due a due, io non so più dove mi trovo.
Devo riprendermi. Vado al bancone, passando tra tavoli vuoti come la solita difesa danese, e mi prendo un caffè nero come Varela, quello a cui i rossi di Olsen danno la possibilità di provare il tiro al volo, lisciare clamorosamente la prova, tirare di nuovo e siglare il 3-2.

(Cr. Ronaldo accetta di essere sparato sapendo che riceverà il pallone d'oro nonostante questo Europeo di merda)


Pausa.

Siamo ancora al trofeo di frutta e dolci servito quando scopro che non riuscirò a vedere neanche Germania-Olanda. Intingo il mio sconforto nel prosecco come i bianchi teutonici intingono Super Mario Gomez nella molle difesa degli orange sfruttando un bel viatico al gol di Schweinsteiger. Taglio della torta, e taglio del viaggio europeo di Van Bommel e compagni.
Si accatastano nel piatto dolci fatti a fatte come la retroguardia di "Noia" Van Marwick, ct colpevole di aver reso triste una nazionale da sempre dannatamente bella e perdente. Gomez esplode un destro che arreda casa Stekelenburg mentre sono alla seconda crèpe assorbita di caffè e coperta di cioccolato.
Poi la consegna delle foto con gli sposi, la fila per la bomboniera e per l'ultimo saluto agli sposi che non riconoscerebbero più nemmeno Riina tra gli invitati partenti; e in tutto questo Van Persie trova il modo di giustificare la sua convocazione con un destro secco che si infila alla sinistra del maresciallo Neuer. Lui permettendo, naturalmente.
Sono in macchina ma il cellulare non vibra più, si arrende come l'Olanda alla fine di un ciclo. Finisce 2a1. Per il matrimonio.

(Ecco perché in Olanda non hanno il problema rifiuti: la differenziata divide organico, umido e Mathijsen)

sabato 9 giugno 2012

Neuro '12: GERMANIA - PORTOGALLO 1 - 0


GERMANIA - PORTOGALLO 1 - 0
ovvero
LO AVRAI, CAMERATA NEUER, IL MONUMENTO CHE PRETENDI

La Germania di certo avrà una presidentessa taccagna e di poco larghe vedute, ma in quanto a capacità di stare sempre sul pezzo e di fare il possibile per vincere non può invidiare proprio nessuno. E infatti noi italiani ogni volta che li battiamo esultiamo trent'anni, e tanto basta per far capire che c'è in loro qualcosa di naturalmente solenne e alto. Il portiere, ad esempio: Neuer, fresco di sconfitta in finale di Champions, inizia l'Europeo pronto a non farsi guastare la capigliatura da nessun tentativo avversario, e senza aver usato lacca o gel. A differenza di Cristiano Ronaldo, su cui non mi esprimerò a lungo per il semplice motivo che sarebbe come voler perdere tempo a ridipingere di rosso fuoco l'interno di una bara.
Una partita combattuta, viva ma senza trame di bel gioco, piacevole e allo stesso tempo fastidiosa come ricevere del sesso orale dalla figlia di Dracula, poteva far andare in vantaggio nel primo tempo i lusitani, ma il tiro di Pepe è andato sulla traversa, la palla ha poi sbattuto sulla linea di porta, ha visto in faccia Pepe, si è spaventata, ed è scappata via verso il centro del campo. Poi un po' di mortorio; poi Heldèr Postiga ha tentato di gambizzare Neuer che l'ha saltato attivando due razzi dal buco del culo; poi l'allenatore del Portogallo si è accorto di aver fatto giocare titolare Postiga; poi la 'pantera' Eusebio dalla tribuna ha detto: "Se Postiga è un attaccante, Fernando Couto è mia moglie!" (lo so non c'entra un cazzo, ma è bello parlare di Fernando Couto quando si parla di Portogallo); infine Khedira ha sbagliato un cross e SuperMario Gomez ha segnato di testa il gol vittoria. Che poi non esiste mica un "gol sconfitta", ma vabbè.
Alla fine della partita Nani ha annunciato che appenderà la fascia destra al chiodo.

(Podolski si preoccupa dell'alito: stasera è lui il premio di Neuer)